Andespo

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Mar 08 2010

Avrei bisogno anche io

Filed under: incazzo, sgomento

Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse.
Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso.Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi.
Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti.
Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre.
Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa.
Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale.
Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge.
Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco.
Perché non ho mai avuto capitali all’ estero.
Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono.
Io - insieme a qualche altro milione di italiani - sono l’ incarnazione di un’ anomalia. Rappresento l’ inspiegabile.
Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato

Michele Serra

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Dec 03 2009

Voli pindarici

Filed under: rispetto, deluso, sgomento

Ci sono frasi che mi lasciano a bocca aperta davanti all’interlocutore, come un bambino quando vede qualcosa di nuovo e rimane con gli occhi sgranati, le sopracciglia sollevate e in totale stato di trance. Quella che storicamente mi ha sempre colpito è“ma d’altronde è così” che ben pochi margini di trattativa lascia a chi si trova davanti. E’ come un dogma e tu non puoi fare altro che accettarlo.
Oggi però mentre rientravo a casa con le prime gocce di pioggia che cadevano sulla mia abbondante pelata, mi son sorpreso ad ascoltare una frase tra due signori che fumavano fuori da un locale. Un signore elegantemente vestito ha detto ad un altro “e itta ci bollis fai? E’ nella natura delle cose!”. Ho guardato i due signori, loro hanno guardato me e la mia bocca spalancata e hanno fatto una faccia strana. Ho distolto in fretta lo sguardo e son rientrato verso casa.
Pioggia maledetta.

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Nov 08 2009

Può capitare

Filed under: permaloso, incazzo

di svegliarsi con una idea, fissa.

Sabato mi son svegliato con l’idea di comprare una pellicola particolare per scattare qualche foto con la reflex analogica che ultimamente mi ha fatto sapere di sentirsi trascurata dato che, a suo dire, le mie attuali attenzioni son tutte per la reflex digitale.
Sabato quindi sveglia presto, le 9 di sabato mattina son l’alba per il sottoscritto, colazione al bar e via verso la meta: lo studio fotografico di cui sento tanto parlare e di cui conosco solo il nome e un indirizzo che San Google mi ha suggerito.Entro in macchina, metto in moto, spunto in salita ma la macchina non è d’accordo. Per niente.
Balbetta, borbotta, tossisce, arranca su una salita ridicola e si spegne. Penso “sarà il freddo della notte” facendo finta di non notare i 18 gradi segnati dal termometro esterno, rimetto in moto e riparto. Tre metri e stesso comportamento.Decido allora che i tre anni passati  dall’ultimo cambio della batteria possano essere un motivo valido di anomalia dell’impianto elettrico e mi dirigo, tra spegnimenti e saltellamenti vari alla disperata ricerca di un elettrauto.
Dopo chilometri in giro alla cieca per Cagliari lo trovo, di rientro, vicino a casa mia.E’ giovane, sveglio e si dichiara disposto ad aiutarmi solo per un cambio di batteria e non per un check up completo della macchina; spiegandogli che è esattamente quello che voglio, acconsento all’inizio dei lavori sulla mia CARolina. Trascorsi una quarantina di minuti, dopo il cambio della batteria, il rabbocco dell’olio motore, del liquido refrigerante, del liquido lavavetri e la sincronizzazione dell’antifurto che non usavo da due anni, me la cavo con cento euretti e la macchina praticamente rinata.

Ricordando il motivo per cui mi sono svegliato la mattina, mi metto alla ricerca del famoso fotografo.Dato che l’indirizzo recitava via Abruzzi 28, parcheggio la rinata nella stessa via Abruzzi 20, non si sa mai che possa correre il rischio di perdere qualche etto in passeggiate di vario genere.
Sceso dalla macchina cerco il numero 28… 22, 24, 26…. poi un incrocio, attraverso e la numerazione riprende dal 38. Certo di avere le traveggole ritorno indietro dopo aver rischiato due investimenti sulle strisce pedonali, il posto più pericoloso a Cagliari per i pedoni, e noto con piacere che non sono ancora impazzito.
Visto che si son fatte le 11, approfitto di un bar nelle vicinanze per un caffè e l’informazione di cui necessito. Arrivato dentro al bar, chiedo caffè, pizzetta e mezza gassata ma subito mi ricordo che in tasca avevo 100 euro e quindi chiedo al barista se esista una banca nei paraggi. Dopo avermi guardato come si guarda un marziano, mette da parte il piattino del caffè ed esclama “piazza S. Michele”.

Mi dirigo verso la piazza constatando che la temperatura della giornata è notevolmente salita, attraverso un mercatino di imbonitori e acquirenti pieni di bustine di plastica azzurre come il cielo e arrivo alla banca. Dopo aver inserito la carta nello sportello e avere eseguito l’operazione, la carta mi viene restituita senza nessun messaggio di errore, ma anche senza un euro. Sento il cellulare in tasca vibrare, lo ignoro e ripeto l’operazione con lo stesso esito. Altro messaggio al cellulare, ritiro la carta e leggo con incredulità che non è stato accettato il pagamento entrambe le volte.
Iniziando a inveire contro la giornata mi accorgo che in realtà avevo ancora 20 euro nel portafogli e mi appresto a tornare verso il bar sudato, incazzato contro il mondo e contro la mia stupidità nel calcolo dei soldi residui in tasca…Il barista mi vede entrare, fa un sorriso di circostanza e prepara caffè e acqua, chiedo l’informazione e mi risponde “piazza S. Michele”.
Lo guardo come si guarda un disco incantato quando si hanno le mani bagnate e faccio presente che internet dice che ce n’è uno in via Abruzzi 28 e chiedo dove possa essere quel numero civico. Il barista mi guarda e dice “non lo so, se ha il numero di telefono provi a chiamarlo così lo saprò anche io la prossima volta che me lo chiederanno.” Constatando che il barista ha un non so che di logico, chiamo il numero suggerito da Google… “Tiscali, il numero da lei chiamato è inesistente”. Dopo aver cercato la telecamera di Candid Camera, faccio presente al cameriere che non risponde nessuno ed esco dal bar, non potevo mica dargliela vinta così anche se effettivamente riconosco che avrei risparmiato un pò di tempo chiamando prima e capendo che, ancora una volta, le indicazioni trovate da Google non erano del tutto precise.

Chiamo un collega che son sicuro conosca il posto, le undici son passate da un pezzo e ho buone possibilità di non rompere le scatole. Apprendo così che l’indirizzo corretto non è via Abruzzi 28, ma Traversa Abruzzi snc, frastimando ancora contro Google mi dirigo verso la meta che, fortunatamente è nei paraggi.
Arrivo alla fine della via, come indicato al telefono, e trovo il negozio CHIUSO.

Può capitare.

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Oct 12 2009

Il Lonfo

Filed under: Risate!, Play

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo.

Ma lui zuto t’ alloppa,
ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Fosco Maraini