Yannick Noah – Jamafrica

Piove.
Credo che non succedesse da anni che in Sardegna ci fossero delle nevicate ad Aprile o persone che uscissero di casa ancora con il “giubbotto pesante”… Credo che questa estate ne vedremo davvero delle belle.

Due dei modi di dire sempre citati quando si vuole sfottere una persona su un luogo comune sono “non ci son più le mezze stagioni” e “e pensare che una volta qui era tutto campagna”. E’ vero che sembrano dei modi di dire che si addicono alle persone di una certa età che hanno viste cambiare molte cose nell’ultimo secolo, ma riflettendoci non mi sento di dire che non possa essere vero.

Sono qui a scrivere mentre la solita “pioggia anomala” di questi mesi bagna la strada sottostante dove come al solito tutti i fini settimana orde di ragazzi cercano il divertimento a tutti i costi, con conseguenti schiamazzi alle ore più improbabili, risse e incidenti che puntualmente tutti i week end destano il mio già leggero sonno. Routine.

Ripenso al maremoto del dicembre scorso.

Un qualcosa di inimmaginabile che ha sconvolto in maniera selvaggia una parte bellissima della terra. Rabbrividisco al pensiero che un qualcosa del genere possa succedere in qualunque parte del mondo senza alcun preavviso, senza poter avere il tempo di organizzare una seppur minima difesa. Trovarsi con attorno nient’altro che acqua, fango e macerie da un minuto all’altro.

Credo che la natura ogni tanto voglia ricordarci quanto siamo piccoli e insignificanti. Come niente un maremoto in un’ora porta via centinaia di migliaia di persone e restituisce come vuole una parte di mondo sulla quale l’uomo aveva costruito selvaggiamente in nome del Dio danaro.

Mi piace pensare al rispetto che gli antichi popoli nutrivano verso la “Madre Terra”. Noi abbiamo sempre pensato che fossero anacronistici e li abbiamo guardati come si guarda oggi un pallottoliere, niente di più sbagliato, solo con la conoscenza del rispetto che loro professavano potremo continuare a vivere in questa terra meritando di starci.

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La madre Terra per noi, i popoli indigeni americani, non è soltanto la fonte di ricchezza e il mezzo di sussistenza che ci dà il mais, l’elemento essenziale delle nostre vite, ma anche ciò che ci permette concepire il mondo da una prospettiva integrale. Dalla nostra nascita, ovunque, noi popoli indigeni abbiamo considerato la Terra come qualcosa di sacro. Lei ci dà la vita ed è parte fondamentale della nostra visione dell’universo, perciò la rispettiamo e la veneriamo.
Abbiamo ereditato dai nostri antenati il senso della convivenza armoniosa con la natura: mai pretendere di sottometterla come se fossimo noi i suoi padroni. La Terra è la radice e la fonte della cultura con cui rinasciamo ogni giorno. Lei contiene la nostra memoria e accoglie i nostri antenati, per cui dobbiamo onorarla e restituirle con tenerezza e rispetto i beni che ci dona. E’ necessario curare e conservare la madre terra affinché i nostri figli e i nostri nipoti possano continuare a trarne benefici.
Se il mondo non impara ora a rispettare la natura, quale futuro avranno le nuove generazioni?


Rigoberta Menchù Premio “Nobel” per la Pace 1992 e Ambasciatrice di Buona Volontà dell’Unesco