Andrea Parodi – Astrolicamus

Mi piace la Sardegna.
E’ incredibilmente bella, incredibilmente varia, incredibilmente unica.

Dopo tanto tempo ho avuto la possibilità di passare qualche ora nel cuore di questa incredibile isola, dove non si assopiscono le tante tradizioni familiari che ci hanno portato ad essere il popolo che siamo.

La cosa che mi ha lasciato più stupito è stato come a distanza di circa 200 km sono passato dai 25 gradi della natìa Carbonia ai 10 di Sindia. Già Sindia…un posto dimenticato da Dio ma cosa dire allora di Tresnuraghes, Flussio, Bara, Padria??? Nomi che credevo potessero trovare posto solo in un libro di Carlotto, e invece esistono eccome!

Padria è stata oggi la fonte di tante risate. La trattoria Da Giovanna in particolare si è rivelata un posto incredibile, invito chiunque abbia voglia di conoscere la Sardegna più vera a visitare questo posto assolutamente fuori dal mondo.

Non un grande ristorante, non una trattoria chiassosa dove chiunque pensa solo al proprio piatto, ma otto tavoli all’interno di una piccola sala, dentro una casa!
Tutto si è rivelato unico al punto che ogni tanto mi chiedevo se fossi all’interno di uno dei tanti reality del giorno d’oggi.

L’accoglienza è stato il primo tangibile segno di cosa mi apprestavo a vivere entrandoci. Dopo aver suonato il campanello (già, c’era il campanello per entrare) mi hanno aperto la porta e alla mia innocente richiesta “Si può ancora mangiare?” la risposta è stata “Se vi accontentate di quello che c’è…si!”

Per noi “cittadini” è una cosa quantomeno inusuale, ma che a me è piaciuta. Ovviamente mi avevano parlato in maniera entusiasta di quella trattoria altrimenti non avrei mai affrontato una deviazione di 30 di km di tortuose curve solo per cercare una trattoria qualunque.
Ancora prima di sedermi il cameriere si affianca e mi chiede “cosa vi porto?”, al che capito l’andazzo gli dico “dimmi cosa c’è e vediamo!”

Il seguito è stato un ottimo pranzetto a base di spaghetti alle vongole, maiale in agrodolce, favette fresche, formaggelle, vino e mirto di qualità ineccepibile, il tutto sempre e comunque, a prescindere dalla quantità, a 15 euro a testa.

Ma la vera chicca erano le persone all’interno della trattoria.

Immaginate due camerieri/cuochi che parlano con un marcatissimo accento della zona e che raccontano le loro storie esclusivamente in dialetto. Immaginate anche altre persone ai tavoli che ridono e raccontano a loro volta le loro vicissitudini, parlano di politica a loro modo s’intende e disquisiscono degli argomenti più disparati con i vicini di tavolo. Dopo un pò tutta la sala era come una sola tavolata di emeriti sconosciuti che dialogavano come se si conoscessero da una vita.

Di tutto quello che si è detto là dentro io avrò capito forse un quarto, ma era bello vedere la gioia nelle facce delle persone che erano felici di quello che stavano raccontando e che riguardava la loro vita quotidiana: niente computers, niente telefonini, poca tv e pochi giornali ma tanta vita all’aria aperta…

E’ bello tornare ogni tanto in questi posti dove probabilmente non riuscirei mai a vivere, oramai assueffatto alla “vita cittadina”: è una vera iniezione di buon senso che ti fa capire che talvolta è meglio scherzare e berci su un bicchiere in buona compagnia, mangiando qualcosa di sano, piuttosto che farti prendere dalle assurdità della nostra frenetica vita quotidiana.