Da seimila eravamo diventati 460.
Una selezione fatta di prove fisiche, psico-attitudinali e preparazione scolastica.
Ero contento di aver superato quelle prove, ma la determinazione era davvero tanta e spesso anche questo può portare ad ottenere risultati insperati.
Iniziai a settembre il mio periodo di tirocinio: una Modena fresca mi attendeva, lasciavo alle spalle la mia isola ancora parecchio calda in quella coda di estate che sembrava non volesse finire mai.
I primi giorni ovviamente furono decisamente traumatici. Imparare la disciplina militare, cercarne di capire le regole spesso incomprensibili e i “devi fare questo in questo modo†che non facevano parte della mia vita quotidiana.
Mi abituai in fretta a quella vita, fatta di corse continue, mimetiche, fucili e bombe che avevano il compito di formare e non solo tecnicamente i futuri ufficiali dell’esercito italiano.
L’accademia era situata in un palazzo davvero incredibile. Noi, che non potevamo MAI passeggiare ai piani bassi non potevamo apprezzare in pieno le facciate decorate, i colonnati bianchissimi, i mosaici incredibili e le altre bellezze del palazzo ducale.
Ricordo ancora la prima punizione che mi colpì. In quell’ambiente lo “stia punito†era sempre latente e pronto a affiorare qualora un capitano o un tenente in giornata no avesse voglia di pignoleria. Ero in fila come tutti gli altri per il rito del taglio dei capelli, che oramai mi costringeva, due o tre ore al giorno da tre giorni ad aspettare invano il mio turno mentre un gentile signore chiamato impropriamente barbiere, utilizzava la sua falciatrice per rendere il nostro aspetto il più marziale possibile. Al quarto giorno, stremato dall’attesa e dalla stanchezza della corsa continua, dopo un’ora di fila coi piedi ben fermi sul terreno a ciondolare il meno vistosamente possibile da una gamba all’altra per scaricare il peso e la stanchezza, appoggiai il gomito al muro che avevo a dieci centimetri di fianco a me.
Ricordo ancora l’urlo: LEI!!!! STIA PUNITO!!!
Dopo i convenevoli di rito non mi sentii comunque colpevole di nulla: ero solo una persona che stanca aveva fatto una cosa normalissima come il cercare un po’ di sollievo per i propri piedi e gambe. Il tutto si risolse con una negata uscita la sera. Poco male, in quel di una bellissima Modena eravamo visti come il fumo degli occhi, praticamente da tutti, male abituati a quella massiccia presenza di cadetti per le strade. Quella sera avrei rinunciato volentieri al seppur buonissimo gelato che accompagnava le nostre serate.
La seconda punizione mi capitò allorquando non riconobbi nella notte un tenente che camminava mezzo ubriaco nel colonnato buio. Anche in quella occasione l’urlo echeggiò solenne nell’aria sebbene più ovattato e impastato del precedente. Non seppi darmi colpe eccessive nemmeno in quella circostanza.
Capii di essere un pesce fuor d’acqua quando mi chiesero dei miei parenti nelle armi. Nessuno risposi, ben sapendo che se si arriva da quelle parti è solo perché qualcuno ti ci porta nelle sue grazie ma non trovando la forza di inventarmi qualche parentado con le stelle sulle spalline.
Il risultato fu per me sconcertante. Arrivai 287esimo, passavano alla fase successiva solo i primi 260 e quindi dovetti tornare a casa con il peso della sconfitta sulle spalle.
Riprovai l’anno successivo, arrivai 311esimo.
Il terzo anno non passai le selezioni per problemi fisici (una lordosi mai riscontrata nelle numerose precedenti visite dei primi due concorsi) e perché non superai la prova matematica (60/60 al diploma e gli esami di analisi matematica, fisica e geometria dell’università già passati…)
Capii che quella vita non faceva per me, arrivai quasi ad odiarla sebbene sognassi ancora di notte alcune di quelle giornate passate a Modena in quel clima di severo terrore che gli ufficiali ci imponevano. Due anni dopo, quando i doveri militari della leva ancora da assolvere incombettero, chiesi di poter effettuare il servizio civile. Dopo aver sparato al poligono di tiro con fucili automatici e lanciato bombe la cosa mi sembrò ridicola e difficile da far accettare, ma così fu con mia grande gioia.
Sono contento che sia andata così, troppe cose che adesso mi fanno sembrare la vita militare ridicola e fuori tempo non avrebbero tardato a venire a galla nel mio carattere, talvolta irascibile… So che avrei avuto qualche difficoltà all’ennesimo ubriaco che, in vena di fare dispetti mi avesse detto “lei, stia punitoâ€.
Meglio così!