E’ questo quello che voglio?
E’ questo quello che ho sempre sognato? E poi, l’ho scelto o mi è stato imposto?
Una serie di dubbi che non trovano risposta affollano la mia mente ottenebrata da pensieri impazziti che sbattono violentemente facendomi quasi male. La mia accogliente nuova camera mi contiene con i miei feroci dubbi. Ad essere onesto in passato mi è capitato di avere altrettanti pensieri ma di essere dentro a stanze decisamente meno accoglienti, che non sentivo mie, o dentro una carrozza di un treno o ad una aula di università.
Il sentimento è destabilizzante: mi ritrovo ad avere un corpo che vaga nella realtà quotidiana con la mente distante chilometri che proprio non vuol saperne di seguire il mezzo materiale con il quale viene identificata nella società. Eppure non è certo la stessa cosa, ma come pensarle separate?
La quotidianità fatta di routine lavorative, di traffico, di persone frenetiche, mi irrita. Anche oggi un collega, tra l’altro di quelli più simpatici e che curano anche il punto di vista umano, mi ha chiesto “Andrea, perché quando entri qui dentro sei sempre incazzato?â€.Credo che la mia pessima abilità nel nascondere i sentimenti e anzi accentuarli con le espressioni facciali abbia fatto il resto… Il buon collega è tornato sui suoi passi senza aspettare risposta.
Molti pensano che sia un brontolone mai soddisfatto e scorbutico, forse è l’impressione che do a chi mi vede in certi contesti, ma purtroppo, anche se forse dovrei dire per fortuna, non riesco a nascondere i miei malesseri, sarebbe uno snaturarmi, un non sentirmi me stesso, fare in modo che non solo il corpo, ma anche la mente, prenda una direzione di non ritorno fatta di ipocriti comportamenti e ragionamenti. Non ce la faccio, è un mondo che non fa per me!
Qui davanti una cartolina con due buffi cagnolini che mi osservano mi riporta alla mente quelli che sono anche i dolori che questo mio modo di essere comporta, rispondo sempre che ho la pellaccia dura e le spalle larghe, quasi come se questo fosse un modo per esorcizzare la paura di non riuscire a sopportare il dolore che si accumula.
Forse è vero, dovrei prendermi un po’ di ferie dato che la speranza di un viaggio sul finire di questo 2005 mi ha fatto passare l’estate al lavoro, ma adesso non riuscirei a staccare davvero nemmeno con un viaggio oltreoceano di quindici giorni quindi per il momento ritengo più saggio tergiversare e tenere i denti stretti. Continuo a fare il mio, con la pignoleria che mi è consona, farò qualcosa che mi disgusta ma lo farò a mio modo, senza per forza voler passare per simpatico a chi simpatico non trovo, senza cercare a tutti i costi di essere amico di tutti, non sono ipocrita al punto di voler passare per la persona perfetta in tutti i contesti.
La vita come sempre riserverà poche soddisfazioni e tante delusioni ma vado avanti così…tanto ho la pellaccia dura, le spalle larghe.