La sveglia elettronica segnalava con il suo bip l’arrivo delle 6, l’ora della levata. .
Bingo scese pesantemente dal suo letto, il suo umore faceva sempre capire quanto odiasse le mattine. E le discussioni appena svegliati. I suoi colleghi sapevano di questo lato del carattere e cercavano di non rivolgergli mai la parola prima di un’ora dopo il risveglio.
Fece colazione con una tazza dove nel solito mezzo litro di latte bagnò una dozzina di biscotti secchi, intorno a lui persone che parlavano degli impegni quotidiani, di quelli programmati e delle tabelle di avanzamento lavori. Finita la scodella di latte, come sempre, si alzò e si diresse verso il bagno sempre senza proferir parola con alcuno.
Il suo metodo per scacciare via i fantasmi della notte appena passata e per far si che le poche ore dormite fossero sufficienti era sempre lo stesso: una doccia bollente per 5 minuti e gelata per i restanti 5. Era il primo sollievo della giornata, quasi un rito che rispettava in religioso silenzio stando fermo sotto il potente getto d’acqua.
Non amava molto parlare di se e della sua vita, chiamava la sua città di provenienza Paperopoli, quasi per non dare la possibilità di conoscerlo meglio. “La vita a bordo è un po’ monotona, si svolge attorno a una console†usava ripetere tutti i giorni all’inizio di quel lavoro che seppur ambito da tanti non era quello che aveva sempre sperato.
Era anche un giocherellone: aveva creato una bionda bambola robot , ribattezzata Mousse di Fragola, somigliante a Ava Gardner che avrebbe dovuto, nei suoi intenti, accudire i fabbisogni erotici del gruppo. Inutile dire che era l’argomento di sonore risate del gruppo stesso, quando la sera, adempiuti i programmi giornalieri, la comitiva si riuniva per scambiare due parole prima della cena e del sospirato riposo. La presenza di due donne nel gruppo non intimidiva o imbarazzava nessuno, nemmeno quando si discuteva delle miracolose proprietà terapeutiche di Mousse di Fragola.
Era il più alto in grado a bordo della stazione orbitante ma, odiando i convenevoli e i formalismi, non aveva voluto una rigida gerarchia nel gruppo che cercava di tenere il più compatto possibile visto il tenore di rischio della missione. I contatti con la terra erano curati personalmente dal suo luogotenente tutti i giorni alle 8 del mattino con lo scaramantico rito che comprendeva il saluto “Pianeta terra parla Albatros, dal Dragastelle Mon Amour…â€.
Era molto ligio al dovere ed era famoso per aver sempre portato a termine le missioni con tutti i test previsti, ma questa volta sentiva una strana sensazione. E’ per questo che non riusciva a dormire come aveva sempre fatto ed era a quello che imputava il dolore ai denti che da qualche giorno lo attanagliava. I colleghi sapevano che il suo rimedio era costituito prevalentemente da un po’ di whisky prima di addormentarsi ma non sapevano che in realtà la dose talvolta andava ben al di là di quella solita.
Una notte insonne come molte ultime, dopo aver tracannato un lungo sorso da una bottiglia sistemata a bordo letto, scrisse due righe in una pagina della sua agenda personale prima di addormentarsi:
Addio mia bella paperopoli…
forse mai più ti rivedrò
saluti e baci ai mostriciattoli…
do you know… do you know… do you know…
Pianeta terra parla albatros…
ci rivedremo in un Dechirico…
La mattina successiva alle 9.15 dalla terra lo speaker cercava invano di ottenere risposta dal Dragastelle Mon Amour…
liberamente ispirato dalla canzone “Bingo torna giù” di Sergio Caputo
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