“Se ti comporterai bene, mangerai alle ore dei pasti, non vedrai mai la cella di isolamento che c’è in fondo al corridoio dall’altra parte e non dovrai mai indossare una di quelle giacche di tela che si abbottonano di dietro. Di pomeriggio avrai due ore in cortile, dalle quattro alle sei, tolto il sabato, quando gli altri detenuti giocano a football. Riceverai i tuoi visitatori la domenica pomeriggio, se hai qualcuno che ha voglia di venirti a trovare. Ce l’hai, Coffey?”
Scosse la testa. “Non ho nessuno, capo.”
”Il tuo avvocato, allora.”
”Credo che ha chiuso con me”, rispose. “Me l’hanno dato a prestito. Non credo che troverebbe la strada per arrivare quassù in montagna.”
Lo osservai attentamente per vedere se avesse inteso metterci dell’ironia, ma non mi diede quell’impressione. Né me l’ero aspettato. I processi d’appello erano un privilegio a quei tempi negato a personaggi come John Coffey; si facevano un giorno in tribunale, o due, o tre, poi il mondo si dimenticava di loro fino al giorno in cui sul giornale appariva un trafiletto a informare che un certo individuo si era buscato una piccola scarica elettrica verso la mezzanotte. Ma un uomo con moglie e figli o con qualche amico, sulle cui visite contare la domenica pomeriggio, era più facile da tenere a bada, se c’era motivo di temere di avere problemi in quel senso. Nel mio caso non appariva così e ne ero contento. Perché Coffey era così dannatamente grosso.
Cambiai posizione sulla branda, poi conclusi che avrei sentito probabilmente il fondo della schiena più comodo se mi fossi alzato e così feci. Lui indietreggiò, rispettoso, stringendosi le mani l’una nell’altra.
”Il tuo soggiorno qui può essere facile o difficile, ragazzone, dipende tutto da te. Il mio compito è dirti che ti conviene rendere la vita più semplice che puoi a tutti quanti noi, perché alla resa dei conti va comunque a finire che ti tratteremo come meriti. Hai qualche domanda?”
”Resta qualche luce accesa dopo il silenzio?” chiese lui subito, come se fino a quel momento avesse solo atteso di averne l’occasione.
STEPHEN KING
IL MIGLIO VERDE
(The Green Mile, 1996)