Miles Davis & John Coltrane – Autumn Leaves

Questo post l’avevo scritto il 25 notte, ma , per un problema alla linea, non avevo potuto postarlo… Lo faccio oggi.
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Finalmente sono riuscito a dare un po’ di respiro al mio pc.
Quattro giga di fotografie hanno lasciato posto ad altrettanto spazio libero, previa masterizzazione delle stesse foto su dvd.Il prossimo passo intelligente sarebbe riuscire a riordinare quella trentina di giga di musica che alloggia sparsa qua e là su una delle sei unità, fra partizioni e hard disk, del mio satollo tower, ma credo che questo passo possa rimanere utopia pura per almeno un altro anno.
Nell’occasione ho voluto rivedere anche i cartacei delle foto (eh si, lo so, sono malato ma io le foto voglio vederle in mano, apprezzarne le sfumature, i dettagli senza che un monitor falsi il tutto….mi basta ciò che gli occhi fanno arrivare alla materia grigia senza troppe interpolazioni) che trovano alloggio in una sorta di credenzina con vetrine sita nell’ingresso. Da quando siamo in questa casa, capitano anche queste cose: uno sportello riservato esclusivamente alle foto. E sono tante. So che le scelte dei soggetti fotografati hanno spesso scontentato molti, familiari, amici e non, ma è più forte di me: con la macchina fotografica in mano devo fotografare quello che mi dice l’istinto e non necessariamente primi piani atteggiati e falsi sorrisi. Preferisco un paesaggio, qualche gioco di luce, un monumento che, seppur avrà visto centinaia di persone con macchinetta in mano al seguito fare la stessa cosa, suscita in me qualche interesse. Ognuno ha i suoi difetti: dei miei è sicuramente uno dei minori.

Le foto hanno riportato alla mente dei momenti, passati da solo o in compagnia, di notte o di giorno, sensazioni che non posso certo dimenticare facilmente dato che se fotografo è perché ho davanti a me soggetti o situazioni che voglio fissare per quando, capiterà anche a me, ci sarà qualcuno che vorrà ascoltare le storie di un vecchio triste e malinconico.
Perché per me le foto sono soprattutto malinconia. La malinconia di un viaggio oltreoceano in solitario, di una rappresentazione popolare, di qualche reperto archeologico che a prima vista può sembrare solo un rudere, di una città che non rivedrò mai più per scelta personale, di familiari perduti.

Dopo l’attimo di tuffo nel passato, ho ripreso una delle nuove routine della mia recente vita. Giro dei blogs preferiti, con eventuali commenti per i più intriganti e divertenti, una controllatine al deuterio nel gioco di ogame.it che inizia ad appassionarmi dato che si inizia ad intravedere qualche risultato e adesso il letto, dato che oggi, per via di un matrimonio, la giornata ha avuto orari da gallo e fatica da scaricatore di porto dato che, restare con l’abito da pinguino per più di dieci minuti, è per me fonte di stanchezza fisica.

L’unica soddisfazione egoistica della giornata è stato vedere che l’abito finalmente non era così costrittivo come l’ultima volta che lo ho indossato: stai a vedere che sto dimagrendo davvero!