Adoro quando arrivano buone notizie la mattina presto.
E’ come un incentivo a salutare il giorno che mi ha appena visto partecipare nella mia solita parte, invece di non vedere l’ora che passi in fretta come accade nella maggior parte delle giornate in cui sono contento quando vedo solo la fine, quando chiudo il libro e lo poso sul comodino affianco alla radiosveglia che inizia a contare le poche ore che mi separano da un “nuovo soleâ€. Avere una notizia del genere è quanto di meglio possa capitare, mi rende più disposto ad accettare anche il fatto che il mio coinquilino non lava mai i piatti, che il muratore al piano di sopra pesta come un condannato ai lavori forzati, che il cane del vicino abbaia come Gozzilla, che il traffico sotto casa sembra degno di un incasinato sobborgo di Tokio e non di uno centrale di Cagliari, accetto tutto…e con il sorriso sulle labbra.
L’altro ieri è successo.
Ero davvero felice perché si è finalmente realizzata una cosa che riguarda una persona che mi sta molto a cuore, una cosa che non credevo si sarebbe più presentata per diverse ragioni, non perché non avessi fiducia nel soggetto. Dopo la telefonata che mi ha comunicato la lieta novella, dopo aver reso partecipe anche l’animale con il quale convivo, ho iniziato a sistemare la casa, a fare il bucato, a farmi la barba, a sistemare l’abbigliamento dentro gli armadi invece che sulle sedie e sulla poltrona come al solito, a ripulire il pc, a spolverare la mia camera, a pulire l’acquario… tutte cose che detesto fare e che ogni volta rimando finché posso.
Ritornato al pc dopo questo eccesso di follia, ho preso a chattare con qualcuno dei contatti che mi ritrovo in msn uno dei quali era la persona che mi aveva chiamato poco prima. Dieci minuti di chat, forse anche meno, e la discussione ha preso una linea non voluta, una direzione sbagliata, un tono che non mi sarei aspettato, non in QUEL giorno che avrebbe dovuto essere di festa e che, paradossalmente lo era anche per me. Non voglio discutere le motivazioni delle due parti, tanto oramai sono cose dette all’infinito che rimbalzano tra due teste che, quasi come fossero fatte di pareti o porte a tenuta stagna, non vogliono ascoltare e ragionare. Inutile.
Mi chiedo solo una cosa… dopo tutte le parole, le accuse, le offese, e le decisioni prese, vale la pena farsi ancora il sangue amaro?
Nonostante fosse ancora mattina, mi sono sdraiato sul letto, ho preso il libro e ho pregato che arrivasse il più presto possibile il momento di posarlo sul comodino salutando la radiosveglia.
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