Rino Gaetano – Ma Il Cielo E’ Sempre Più Blu

La teoria:
Art. 1
l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La pratica
Art. 1
l’Italia è una Repubblica pseudo-democratica, fondata sullo sciopero…e sui riciclaggi. La sovranità appartiene al popolo, che però la esercita nelle forme e nei limiti che altri decidono sventolando la Costituzione e cercando di usarla a proprio vantaggio.

E’ incredibile…non ci si capisce più nulla!! Mi capita sempre più raramente di guardare la tv (grazie scrittori e editori per i libri che ci salvano!!) ma quando la guardo rimango davvero disorientato.

Un cantante che fa il presentatore
Sciopero dei metalmeccanici
Un calciatore che fa la talpa
Sciopero degli agricoltori
Un pilota che fa il telecronista
Sciopero dei taxi
Una mortadella che fa il politico
Sciopero dei giornalisti
Un modello che fa il giurato
Sciopero dei produttori di latte
Un notaio che fa il buffone
Sciopero delle marinerie
Un presentatore che fa il cantante
Sciopero dei tabaccai
Un politico che fa il giornalista
Sciopero degli aeroportuali
Un carcerato che fa l’opinionista
Sciopero dei piloti
Un comico che fa il politico
Sciopero dei benzinai
Un cantante che fa il Presidente del Consiglio
Sciopero dei commercianti
Un cuoco che fa il ballerino
Sciopero dei maestri
Una valletta che fa l’esperta donna di casa
Sciopero degli alunni

Lo zapping in questi casi può essere deleterio… Se non si capisce quando va in onda la pubblicità o il resto ci si può imbattere in

Castori che fanno il cioccolato
Sciopero delle mucche (I bambini ci dipingono lilla!)
Un dugongo che fa la sirena
Sciopero dei pinguini (Ci mettono a fare l’autostop!)
Una nacchera che non secerne bisso
Sciopero dei tori (Ci spremono gli zebedei!)
Un lepidottero che cura i gerani
Sciopero dei barboncini (Ci conciano come pecore!)
Un varano che va al polo
Sciopero dei serpenti (E basta con sti topini bianchi!)
Un capibara onnivoro
Sciopero dei galli (Basta con le radiosveglie!)
Un ippocampo che fa il morto
Sciopero dei pesci rossi (Con questi acquari tondi abbiamo problemi di vista!)

Si, continuo a pensare che mettere un bel forno a legna al posto della TV non sarebbe stata un’idea così male.

Pink Floyd – Learning to Fly

Prendo lo spunto da una notizia ansa che mi ha lasciato sbalordito ho provato ad immedesimarmi in una zanzara per capire cosa si poteva provare ad essere uno degli esserini con i testicoli verdi che svolazza allegramente per le città accaldate.

La mattina comincia fresca il cielo terso lascia sperare che una calda e umida giornata prenderà forma mentre la città si sveglia e i cassonetti si svuotano. Già i cassonetti… il netturbino lavora alacremente con la sua mascherina in faccia, la sua maglietta madida di sudore e quella faccia un po’ pesta di chi pensa “ma non potevo darmi malato oggi?”. Ha un poco di barba sul viso, non riuscirei a succhiargli un po’ di sangue nemmeno con la mia lunga cannuccia appuntita, meglio puntare sul collo, certo un po’ scivoloso ma che sicuramente presenta meno ostacoli. Mi poggio furtivo, inserisco e via una sana poppata di vita e poi scappo prima che la mano mi spiaccichi sul suo collo… Ehehe un altro fregato e siamo ancora all’inizio: chi ben comincia…

Dopo un po’ di sano volo per non perdere l’allenamento, mentre la giornata inizia a scaldare sul serio, mi dirigo verso il mare. Guarda guarda quanti corpi nudi tutti: sembra di stare in un market del sangue! Gli odori sono molti forti in queste zone. A parte l’odore di iodio persistente, si sentono varietà olfattive che vanno dalle creme protettive/abbronzanti/doposole all’odore di sudore, a quello del cibo che va preparando il baretto sulla riva. Ma laggiù, sotto l’ombrellone c’è un bambino che si sta appisolando sul suo asiugamanino dopo il bagno. Uhm, pelle morbida e indifesa… Arrivo!!! Nessun disturbo, qualche lungo secondo di puro piacere e mi rialzo in volo contento come una pasqua!

Non si vive di solo sangue però: dopo il dovere arriva il piacere. Ecco laggiù una bella zanzarina intenta a fare il suo prelievo da una grassa signora in un costume improponibile a fiori. Beh, qualche volta ve le cercate anche voi umani!!! Mi avvicino e cerco di metterla caput con il mio famoso savoir faire… e la mia cannuccia! Mi poso anche io sulla flaccida signora, la dolce zanzara mi guarda, sbarra gli occhi e scappa. Beh, un due di picche può sempre capitare, non demordo. Finalmente dopo dieci minuti ne trovo un’altra, forse anche meglio della precedente, sicuramente più aggraziata e di gusti migliori visto che sta attingendo da un fustacchione che prende il sole in tutto il suo splendore. Mi abbasso in volo e appena mi vede scappa immediatamente!! Inizio a preoccuparmi seriamente del mio odore… ma direi che dopo la lavatina mattutina la situazione è ancora assolutamente accettabile… deve esserci qualcosa oppure ho avuto la sfortuna di trovarne due con le loro cose o la luna storta! Sfiga!

La giornata trascorre tra qualche bevuta e altri rifiuti… inizio a preoccuparmi seriamente!! E’ l’ora del te, decido di andare a trovare un vecchio amico noto per la sua saggezza: Zinzula. Arrivo a casa sua e mi accoglie cordialmente come sempre ma con una faccia un po’ dubbiosa… La chiacchierata è gradevole come sempre ma ad un certo punto la curiosità mi assale…

Senti Zinzula, com’è che oggi ho fatto incetta di due di picche???
- Non mi meraviglia.. al giorno d’oggi non ci si fida più…
- Si ma perché fino a ieri allora….
- Beh, sei diverso da ieri e lo sarai anche domani…
- Dai Zinzu, non è il caso di cominciare con le tue massime filosofeggianti post hippie!
- Dico sul serio amico mio…come ti senti oggi?
- Come sempre… sono un bell’esemplare di Anopheles Stephensi… guarda che ali, che zampe, che cannuccia!! Come dovrei sentirmi??
- Si effettivamente sembri il solito…
- Come sarebbe a dire “sembri”??
- Converrai anche tu che almeno in qualcosa sei cambiato….
- uhm… non mi pare di aver fatti qualcosa di diverso dal solito…
- Senti amico mio, sarò diretto… Ti sei guardato allo specchio oggi?
- No, non lo faccio mai! Perché??
- Credo che dovresti farlo…

Così scoprii di avere due palle fosforescenti al posto delle mie solite, adesso sono una sorta di albero di natale permanente…solo che non posso vestirmi come fareste voi umani… non posso occultare di modo che nessuno sappia e io possa continuare ad avere la mia vita…
Maledetti umani, spero che qualcuno prima o poi decida di farvi qualcosa di simile a quello che avete fatto a noi per sterminarci… magari qualcuno si convincerà che il modo migliore per sconfiggere l’aids è quello di far saltare qualche generazione di riproduzione, magari facendo in modo che le vostre orecchie diventino fosforescenti qualora siate contagiati… Vi piacerebbe?

Forse si, così avreste qualche altro motivo per dichiararvi stressati.

Pink Floyd – The Great Gig In The Sky

Rivelazioni & Elucubrazioni notturne.

Pensare mi affatica, ma per fortuna madre natura mi ha fatto stupido,
Correre mi affatica, ma per fortuna madre natura mi ha fatto tondo,
Inventare mi affatica, ma per fortuna madre natura mi ha fatto ottuso,
Parlare mi affatica, ma per fortuna madre natura mi ha fatto muto,
Curare il mio aspetto mi affatica, ma per fortuna madre natura mi ha fatto brutto,
Camminare mi affatica, ma per fortuna madre natura mi ha fatto pigro…

Sono solo un maiale, ma per fortuna madre natura mi ha fatto vivere.

Ardag – Cambia la Vida

Quando ero piccolo era tutto diverso…

Come per la maggior parte degli uomini italici bastavano un pallone e due pali per farci contenti, una partita tra rioni per farci sentire orgogliosi di difendere l’imbattibilità del nostro quartiere, un film la domenica al cinema per lasciarci estasiati e tranquilli per una settimana.

Ricordo con affetto tutti i miei amici d’infanzia anche se qualcuno di loro è purtroppo passato a miglior vita, qualcuno è ospite di riformatori di ogni genere, qualcuno, pochi per la verità sono persone in pace con il mondo. Colpa dei quartieri popolari che riescono inspiegabilmente a raccogliere il peggio delle situazioni familiari possibili, sicuramente anche colpa di educazioni familiari non sempre impeccabili. Io, che di certo non posso vantarmi di sapere quale possa essere il modo migliore di educare i propri figli, ho forse avuta la fortuna di capitare in una famiglia che si sforzava di essere tale.

Forse per l’aspetto o forse per la massa, ero quello che cercava sempre di fare da paciere quando le situazioni degeneravano tra amici, vuoi per uno sfottò esagerato e mal gradito o per qualche presunto torto che avrebbe dovuto essere tale da giustificare una zuffa. Io non ho mai dato e preso un sol pugno in quartiere, né altrove veramente, ma ricordo che le occasioni, se ci si voleva sgranchire un po’ le ossa non mancavano di certo.

Oggi mi sono tornati alla mente due di questi amici: C e D.
Di C i miei genitori dicevano sempre che con il suo modo di comportarsi “da delinquente” aveva la strada spianata per un avvenire non certo edificante, di D dicevano che era il classico ragazzo che “sarebbe andato avanti”.

C. era il più temibile di tutti: costantemente alla ricerca della dominazione sugli altri era il classico ”bambino difficile” pieno di arroganza e cattiveria. Io da buon non violento mi ricordo che mi limitavo a bloccarlo e a vanificare i suoi sforzi finché non si sfogava e poi, una volta esausto per l’inutile e prolungato sforzo, lo portavo di peso o trascinandolo a casa sua dove la mamma vedendolo arrivare sapeva già che aveva voluto attaccare bottone e gli era andata male. Andavo d’accordo con lui si e no due giorni al mese, ma ero contento così: eravamo troppo diversi per legarci di più ma anche tremendamente testardi per evitarci.

D. era il classico bravo ragazzo. Era un ragazzo di qualche anno più giovane di me, sempre sorridente e disponibile nelle nostre scorribande giovanili, un ragazzo con il quale non ho mai davvero avuto bisogno di scontrarmi perché il modo di pensare, molto “buonista”, era simile al mio. D. era purtroppo figlio di un suicida in casa che non trovò di meglio da fare che spararsi in testa nella propria cucina con un fucile da caccia. Ho sempre cercato di non pensare a come deve essere stato per lui che rifuggiva dalla violenza il rientrare a casa e trovarsi di fronte a una situazione del genere.

Avevo perso di vista entrambi; C era entrato nel tunnel della droga poco dopo esser diventato maggiorenne e vagava tra centri di disintossicazione e cattive compagnie, D era partito alla ricerca di maggior fortuna lavorativa ancor prima dei 18 e praticamente non l’ho più rivisto.
La vita è strana, riserva sempre sorprese.

Oggi mi è tornata in mente la risata spontanea di D. con la voce leggermente sottile, il suo fisico snello ma forte, la sua pungente ironia, il suo amore per l’informatica… D era cambiato: qualche anno fa una overdose ha stroncato la sua giovane vita.
Anche C è cambiato, si è sposato, ha messo su famiglia e tra pargoli, moglie e lavoro, porta avanti una dignitosissima esistenza, anche se per fare ciò, per riuscire a uscire da un tunnel che rende schiavo non solo il corpo, ha dovuto rinnegare tutto della sua precedente esistenza.

Ti stimo C, amico mio!

Chingon – Malaguena Salerosa

Vi è mai capitato di fare al fila al supermercato e non vedere l’ora di tornare a casa? Magari perché siete arrivati lì direttamente dal lavoro, siete stanchi e svogliati e la spesa non poteva essere procrastinata ulteriormente perché non è bello mangiare sempre pasta perché il frigo è vuoto, il freezer è vuoto e, per quanto possa essere fantasioso, la pasta non è mai come la carne. Ebbene lo confesso, non sono certo un vegetariano e non me ne pento! Adoro la carne in tutte le sue sfaccettature e sono contento che la fiorentina (non quella gran gnocca a due gambe…) possa finalmente tornare a tavola! W la carne!

Tornando a bomba… oggi con la voglia sotto i piedi, la stanchezza sopra la testa e il pensiero a quando, dopo aver fatto la spesa, sarebbe iniziata l’odissea del parcheggio, sono entrato a fare la spesa. Dopo aver girato come un fesso alla ricerca del latte, perché nei centri commerciali le strategie di marketing vogliono che il cliente non si abitui a sapere di poterlo trovare lì dove era la settimana prima altrimenti non vede gli altri prodotti esposti in bella mostra, ho iniziato la guerra del carrello. La chiamo così perché secondo me non è altro: una guerra. Si comincia dagli under 10 che sgattaiolano fra i banchi e a cui devi essere attento perché, se per caso si scontrano con il tuo carrello e si fanno male, è colpa tua che non li hai evitati (spiegategli quella non è una pista di atletica e magari non è il caso di farci il 3mila siepi…) proseguendo per le nonne che non capiscono che il loro giro vita non è più quello di una volta e che se chiedo “Permesso?” è forse perché il carrello non ci passa proprio, finendo con i signori e le signore che non odorano proprio di arbre magique…

Oggi il culmine della sfiga l’ho raggiunto alla cassa. No, nessuno degli elementi precedentemente descritti era prima di me ma un essere decisamente più infido e bastardo… La lenta!

Io per abitudine e perché capisco che non debba essere una cosa chilometrica, faccio in modo che, quando la commessa mi dice l’importo, almeno l’80% della spesa sia già dentro i sacchetti di plastica al fine di potermene andare subito dopo aver aspettato lo scontrino della mia carta di credito triste. La lenta no. Era lì, stava pagando e ancora non aveva messo nemmeno un oggetto dei mille che aveva acquistato dentro un sacchetto. Io la ho osservata: era una ragazza di aspetto gradevole, sulla 30ina, un po’ oversize nel vestire non perché il fisico glielo richiedesse, i capelli piuttosto corti e scompigliati. La cosa che mi ha lasciato basito era il modo di sistemare la merce acquistata: un oggetto per volta, moooolto lentamente, tra uno e l’altro una controllatina all’unghia dell’indice che sembra essersi scheggiata, una sistematina ai capelli ribelli, un tuffo nella borsetta perché sembra che squilli il cellulare, una verifica della data di scadenza…questa cosa è andata avanti per quasi 5 minuti finchè da dietro me si sente una voce che dice: “Signorina, per caso dobbiamo aspettare anche che la cucini quella roba??”. Sono esploso in una risata spontanea, lei non si è accorta di niente, ha continuato imperterrita con il suo “andamento lento” finchè ha finito e, mentre mi stavo addormentando, ha salutato con una voce suadente e se n’è andata via.

Sarà per la voglia di far recuperare il tempo perso o per la voglia di stare il più lontano possibile dal “non arbre magique”che seguiva, ho ritirato tutti i miei acquisti in un baleno.
Mi son sentito soddisfattissimo di questo: meno dei 75 euro di spesa!