Pochi rumori riportano la mia attenzione sulla giornata che vedo nascere.
Si accendono le luci dei corridoi gli addetti alle pulizie cominciano i turni trascinando stancamente i loro carrelli con le ruote che come sempre fanno un rumore tipico. Abbiamo imparato a conoscere il carrello di Chiara anche da quel suono di “carrello azzoppato†che emette ogni qualvolta lei entra qua dentro alle 5 del mattino con il suo contagioso sorriso che poi non si capisce cosa possa avere da ridere una ragazza che da svariati anni si sveglia tutti i giorni alle 4 del mattino per entrare al lavoro… ma questo è un altro discorso.In lontananza gli aerei riprendono i loro viaggi verso chissà quale meta, colmi come sempre di svariati stati d’animo, dalla speranza alla rassegnazione, dall’ansia al relax, dalla felicità alla delusione.
In questo momento gli aerei mi riportano alla mente la necessità di staccare dal lavoro, un periodo di relax che manca oramai da troppo tempo ma che diviene sempre più necessario. Sto notando che qualche collega inizia ad avere i sintomi tipici del lavoro che ti scombussola, che non ti permette di avere una vita regolare in niente, sia ad esempio nel dormire e nel mangiare, ma che irrimediabilmente compromette anche quel poco di vita sociale che rimane al di fuori dal lavoro… con tutto quel che ne consegue anche nei rapporti interpersonali.
I miei sogni e i miei incubi mi rincorrono tutte le volte che riesco a dormire qualche ora: le mie illusioni lasciano spazio alle solite considerazioni di quello che poteva essere e che non è stato, di quello che è stato promesso e mai mantenuto, di quello che vorrei ma che non ho il coraggio di prendere.
Si, forse un viaggio adesso sarebbe certo rigenerante, magari con un biglietto di sola andata.

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