Born To Be Wild – Steppenwolf

Ero emozionato perché quella era la prima partita agonistica della mia vita. Di fronte avevamo una squadra che veniva soprannominata “dei cinghiali” per la loro rudezza nel gioco e per il poco riguardo per incauto avversario che aveva la malcapitata idea di capitargli di fronte.
Il coach aveva deciso di farmi giocare in seconda linea, perchè probabilmente sapeva che lì, imbrigliato nel cuore della nostra mischia, avrei potuto fare meno danni. Il mio compagno di reparto era alto più di 1.90 e quella ventina di centimetri di differenza si notava decisamente in un settore in cui è fondamentale trovare due persone della stessa misura, ma in quel periodo, per via di infortuni vari, non potevamo permettercelo.
La giornata non era delle migliori, il campo in poco simpatica gramigna era decisamente lento, cercare di puntellare così come suggeriva il mio allenatore era pressoché impossibile se non dove avevi la fortuna di centrare con i tacchetti delle scarpe un cespuglietto di erba più grosso degli altri.
Quando ingaggiammo la prima mischia ordinata, al contatto tra le due mischie, arrivò una zaffata di whisky di pessima qualità con il quale sapevamo che i nostri avversari erano solo caricarsi prima della partita…alle 10 del mattino. La mischia non resse tanto per via dei troppi chili di differenza che i due pack avevano e per via della seconda linea ballerina che avevamo improvvisato per coraggio o incoscienza del mio coach.
A circa metà del primo tempo successe l’imprevedibile.
Infuriato per l’andazzo della mia partita che mi vedeva decisamente fuori ruolo, decisi di provare a dare il massimo nella ennesima mischia ordinata. I tacchetti affondarono su due ciuffi d’erba ostinati e allora capii che avrei potuto reggere in mezzo a quel pantano un po’ di più di quanto non fosse avvenuto nelle mischie precedenti. Gli altri compagni di squadra invece furono meno fortunati e iniziarono a retrocedere mentre io, pivello alle prime mischie, mi ostinavo a tenere le gambe piantate per terra mentre il bacino retrocedeva. Quando realizzai che avrei dovuto retrocedere prima di piegarmi come una fisarmonica il piede destro non si mosse dalla sua posizione. Lo sollevai ma non riuscii a indietreggiare perché il mio compagno di squadra inavvertitamente con i suoi tacchetti aveva calpestato e bloccato il laccio della mia scarpa. Mi ritrovai con le braccia bloccate dai compagni di fianco imbragati come al solito e con la scarpa bloccata, non potei fare altro che aspettare gli eventi.
La mischia inevitabilmente collassò e mi ritrovai addosso tutto il pack avversario (otto energumeni), e i miei compagni che ovviamente non poterono fare altro che accompagnarli nella caduta (altre sette personcine non proprio leggerissime ).
Furono i 5 secondi più lunghi della mia vita: non so come feci a cadere girandomi faccia per terra ma ricordo bene che non riuscivo a gonfiare i polmoni perché pressato dalla massa umana sopra di me. Cercai di calmarmi e aspettare che tutti si rialzassero nonostante avrei voluto mettermi a urlare che non stavo respirando ma sarebbe stato inutile.
Mi alzai respirando come un sub che ha finito le bombole dieci metri prima di riemergere, rimasi piegato in due per qualche secondo, poi mi raddrizzai e dolorante mi diressi completamente inzaccherato di fango verso il mio compagno che mi guardò e mi disse: “bene adesso sei stato ufficialmente battezzato, riprendi a giocare”.io bofonchiai qualcosa che doveva apparire come un “ok” che non doveva essergli apparsa molto convincente perché torno indietro e mi disse “tutto ok?”. Feci di si con la testa e mi disse delle parole che non dimenticherò mai:
“Andre, sarebbe meglio che ti togliessi tutta quell’erba dal paradenti, fai ridere, sembri una pecora!”