“Sapevo che non sarebbe dovuto andare come la prima volta. Avrei fatto di tutto perché non andasse così.
La prima volta ero emozionato, non mi era mai capitato di fare una cosa del genere e non avevo la più pallida idea di come avrei reagito avendola tra le mani. Presi la bomba come se avessi tra le mani un uovo fragile e non un guscio di solido ferro con ancora la griglia di protezione che rendeva impossibile la detonazione.
Feci come mi era stato detto…tre passetti, braccio sinistro teso lancio arcuato e giù per terra a proteggermi dalle schegge che sarebbero partite in tutte le direzioni. Qualcosa non andò come doveva, la tensione mi fece fare un lancio lungo e teso, contrariamente agli insegnamenti appresi, che non provocò la deflagrazione. Fui punito per questo e dovetti anche aiutare l’artificiere a fare brillare la bomba dopo averci delicatamente appoggiato affianco un panetto di tritolo.
Ma questa volta ero deciso. Tutto studiato, ogni cosa fatta con movimenti precisi ma decisi, feci il lancio con molta convinzione. La parabola era giustamente arcuata, ma talmente lungo che ebbi il tempo, una volta arrivato a terra, di accorgermi che il profumo dell’erba bagnata non assomigliava a quello della mia terra. Mi mancava quell’odore, il profumo della macchia mediterranea quando iniziano le prime piogge dopo una estate arida.
La bomba esplose e il mio compito era assolto in maniera corretta. Poi vennero i fucili e i loro canti di terrore.”
Ripensando a quando stavo in accademia tutto mi appare come se non fosse mai successo, inverosimile, come se la delusione di allora abbia cancellato quello che per me era un sogno in un incubo da dimenticare il più presto possibile. Le uniche immagini che dovevano rimanere perché appartenenti alla parte più bella dell’esperienza erano quelle di una splendida Modena autunnale, con i suoi monumenti, il Palazzo Ducale e il Duomo in primis, i parchi e la sua gente dedita soprattutto al lavoro fin dalla tenera età.
E rivedo un ragazzo con gli occhi gonfi e la testa svuotata, una valigia pesante e un treno ad aspettarlo, prima del tramonto. Quello stesso treno che forse non è ancora arrivato al capolinea.

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