Voglia di gridare – Daniele Silvestri

Provo sempre senza risposta a chiedermi che senso ha non dormire quando la giornata lo consente. E allora ieri notte prima di andare a letto alle solite ore molto piccole, mi son ripromesso “stanotte dormo finché la vescica o qualche altro organo vitale non da segni di intolleranza alla posizione supina”.
Stamattina alle 9 mi ritrovo occhi sbarrati a fissare il soffitto. Ah sì, alle 9 del nuovo orario, perché come se non bastasse il danno, c’è anche la beffa del cambio di ora legale/solare o solare/legale, non l’ho mai capito, che mi fa rodere ancora di più per non essere riuscito ad arrivare almeno alle 12 come mi ero prefissato.
Mi alzo e dopo i soliti preparativi esco di casa verso una raggiante domenica assolata che attende di essere vissuta appieno prima della lunga nottata lavorativa.
Ricordando che in frigo il formaggio grattugiato sta scioperando per la solitudine, decido di andare a fare un po’ di spese per trovargli qualche compagnia più allegra prima che si suicidi cadendo e spargendosi per terra appena aperto lo sportello.

Il brutto di abitare in centro, non bastasse il problema del caos, dei piccioni cacatori di auto, del parcheggio, del vicino con il cane casinista, dell’aeroporto del porto e della stazione affianco a casa, è che, se e quando trovi parcheggio, occorre fare un paio di viaggi per portare tutta la spesa dentro casa. Solitamente con il primo porto subito le buste prestando attenzione a non far sbattere la busta con le uova che puntualmente, una volta entrato in casa capisco non essere la busta che credevo. Il secondo viaggio normalmente serve a portare le valigette dell’acqua. E qui arriva il bello.

Oggi ho avuto la sfacciata fortuna di parcheggiare a cinque metri dal portone, sì, una o due volte a lustro può anche capitare. Uscendo dal portone del palazzo decido di spalancarlo per fare in modo che non si chiuda e mi permetta di rientrare valigette in mano, senza dover riaprire lo stesso portone con la chiave. Una coppia di attempati signori che deve entrare nel palazzo mi vede compiere il gesto, dopodiché io tranquillo mi dirigo verso la macchina, apro il cofano e prendo le valigette e mi dirigo verso il portone. Quanto sarà passato?? Esagerando 20 secondi? beh, ovviamente il portone era già chiuso e dei signori nessuna traccia se non un ascensore in salita.

Ora non per essere polemico, ma se sto spalancando e bloccando il portone, sarà semplicemente perché così mi serve o perché voglio fare prendere aria all’androne delle scale? Comunque preparatevi, simpatici inquilini del nono piano, sarà splendido fare in modo di bloccare l’ascensore al decimo piano e farvi salire a piedi!!!