“Arrivederci e buon ponte!†questo mi sono sentito rispondere dall’edicolante quando, dopo aver comprato l’ennesimo dvd sul rugby, sono uscito dall’edicola salutando. Il primo istinto è stato quello di girarmi e dirgli “buon che??†perché francamente pensavo che fosse una battuta, ma considerando che non poteva sapere che sono un turnista ho preferito rispondere con un diplomatico “grazie e altrettanto!â€
Già perché la vita del turnista presidiante è in genere una di quelle vite, come dire, anomale. Niente di abitudinario della vita definita “normale†rientra nella vita di una persona che fa i turni lavorativi h24. Eppure c’è stato un periodo in cui quella vita ha incrociato il sottoscritto.
Lavoravo presso un ufficio tecnico comunale anche se non ho mai capito se mi dovessi occupare della edilizia pubblica o privata perché i miei colleghi erano più propensi a scaricare i lavori mazzosi al nuovo arrivato piuttosto che spiegare bene i miei compiti. La città è la classica cittadina balneare, tremila persone di inverno che si moltiplicano a dismisura d’estate. In un documentario ho letto che solo una piccola percentuale(se non ricordo male il 30%) delle case presenti in quel comune sono abitate anche d’inverno mentre d’estate fiocca il mercato dell’affitto abusivo con i prezzi che salgono davvero alle stelle.
In quel periodo la mia giornata lavorativa era pressoché la vita di un impiegato che fa le sue orette in orario d’ufficio, pausa pranzo e poi a casa soddisfatto per un’altra giornata lavorata in più. E in quel periodo facevo anche finta di studiare per la mia laurea in ingegneria, un’altra delle incompiute disseminate qua e là in questi 32 anni…
La cosa che mi scioccava maggiormente di quel periodo era vedere gli intrallazzi che erano bene annidati all’interno di quella realtà. Ricordo in particolare un progetto piuttosto grosso che riguardava una discoteca che ebbi l’incarico di visionare per verificare se quanto costruito corrispondesse con quello che era stato autorizzato nel progetto iniziale. Iniziai con puntiglio a visionare il progetto e apportai con vistosi cerchi le differenze che erano davvero evidenti e quando arrivò l’ingegnere capo e mi chiese come andava iniziai a parlare delle differenze con una analisi approfondita sulle differenze che avevo trovato. Notai che la reazione che speravo non fu quella che mi sarei attesa da un lavoro compiuto in quel modo e rimasi perplesso da ciò. Ne parlai con il geometra capo dell’ufficio e cercai di chiarire il perché di quella fredda reazione, ma il capo glissò dicendo che le differenze che avevo riscontrato non erano poi così vistose e determinanti e che potevano anche non essere sanzionate.
Continuai a lavorare per dei mesi ogni tanto ripensando a questo episodio. Non ebbi più progetti da visionare e mi assegnarono sempre compiti di bassa manovalanza sfruttando le mie conoscenze e attitudini informatiche finché una volta un collega col quale parlai anche di quel giorno mi disse “Andrea, hai fatto caso che il proprietario dello stabile ha lo stesso cognome dell’ingegner capo? Quel progetto era la discoteca del fratello… â€
Quando misi piede fuori da quell’ambiente e cambiai lavoro fu uno dei giorni più belli della mia vita e fu come riprendere a respirare aria pura.
A sad mistake
A strange coincidence
Two fields were crossed
I lost my innocence
Stood staring straight into the sun
“Mi sembra che il Presidente si affidi ai numeri un po’ come gli ubriachi si aggrappano ai lampioni. Non per farsi illuminare ma per farsi sostenere”