Il giorno dei ricordi con la voglia di dimenticare una delle giornate più nere che abbia mai avuto. Vorrei chiudere gli occhi adesso, spegnere i telefoni, chiudere la porta a tripla mandata e risvegliarmi domani, un nuovo giorno, una nuova storia.
So già che non sarà così per svariati motivi, per una telefonata attesa da qualcuno che mi sta a cuore o per una chiaccherata inevitabile o forse anche perchè, come Gibran insegna, “Il ricordo è un modo d’incontrarsi”.
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Una nottata calda in un bar sulla spiaggia, delle poltroncine in vimini un po’ troppo scomode, un viso familiare che ti si avvicina timido credendo di non essere riconosciuto, John the Revelator nella versione dell’intramontabile Son House come colonna sonora, un cocktail con molto ghiaccio nel bicchiere…
Un sorriso radioso compare sulla faccia della timida, ha capito che l’ho riconosciuta ancor prima di potere arrivare da me. Dodici anni sono passati, tanti e veloci, da quando si andava al mare assieme con molta voglia di divertirsi senza ricorrere a niente che non fossero le nostre pazze teste. Una vita fa, un’altra.
Le solite domande di rito e poi si naviga nelle reciproche conoscenze con i vari “hai più rivisto questo? E quello?†alla ricerca di ricordi oramai sopiti. Una domanda sul suo flirt estivo di allora, quella specie di mela marcia del mio migliore amico, e poi l’argomento cade su una sua amica, anch’essa mio amore estivo dell’epoca. Non me la ricordavo quasi più quella ragazza, con il suo nome che è una via di mezzo tra l’italiano e il tedesco; adesso è felicemente sposata, con due figli e mi dicono che sia sempre uguale a come era allora, beata lei.
Sono contento di averti rincontrato per una sera, seppur solo con una chiacchierata, ragazza dagli occhi di smeraldo.

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…
quaterna servita
Nessuno in casa
Ho un libricino nero con le mie poesie
Ho una sacca con uno spazzolino e il pettine
Quando faccio il bravo cagnolino qualche volta mi gettano un osso
Ho elastici che tengono su le scarpe
Ho una di quelle depressioni da mano gonfia
Ho tredici canali di merda sulla TV tra cui scegliere
Ho la luce elettrica
E ho una seconda vista
Ho stupefacenti capacità di osservazione
Ed è per questo che so
Che quando cerco di raggiungerti
Al telefono
Non c’è nessuno in casa
Ho l’obbligatoria permanente alla [Jimi] Hendrix
E le inevitabili bruciature
Sul davanti della mia camicia di raso preferita
Ho macchie di nicotina sulle dita
Ho un cucchiaino d’argento appeso ad una catenina
Ho un grande pianoforte su cui esporre i miei resti mortali
Ho selvaggi occhi magnetici
Ho un gran bisogno di volare
Ma non ho nessun posto in cui volare
Oh, babe, quando alzo il telefono
(Roger! E’ il tuo dottore? Che coincidenza!)
Non c’è ancora nessuno in casa
Ho un paio di stivali Gohills
Ed ho radici che scompaiono