Leggendo l’amico jh21 mi è venuta in mente una cosa che accadde quando ero alle superiori, forse il primo anno.
Stavamo giocando al calcetto in un parcheggio disastrato dell’istituto quando il pallone rotola lontano dal campo per il tiro sbagliato di qualche sfigato… non mi ricordo chi ma se sono andato io a recuperare il pallone qualcosa mi dice che questo tizio lo conosco bene..
Con la mia solita leggiadria mi dirigo verso il posto quando ad un certo punto mi si gira la caviglia sinistra e, felice come una pasqua, mi ritrovo a camminare praticamente sul malleolo.
Ovviamente, con tutto l’orgoglio di questo mondo e l’aplombe che mi contraddistingue, inizio a sbraitare come se mi stessero scotennando per il dolore che tale anomala passeggiata mi ha arrecato.
Ricordo anche la faccia del professore quando guardando la caviglia a distanza forse per l’infondato timore che mi puzzassero i piedi, mi disse che FORSE avrei avuto bisogno di un controllino e ovviamente, da professore responsabile e premuroso, mi lascia andare a casa a piedi nonostante per la postura e la camminata facessi concorrenza a Quasimodo, il gobbo di Notre Dame.
Tornato a casa sudato come un cammello e con la voglia di vivere prossima allo zero, mi si prospetta di andare da “su Ziu†per rimettere a posto la povera caviglia malandata senza bisogno del famigerato stivaletto di gesso, “quello è una vera seccatura portarselo appresso per un mese” mi dissero.
Quella che viene adesso è la parte più brutta della storia, si invitano i deboli di cuore a desistere dall’andare avanti.
A dieci chilometri da casa, questa volta percorsi fortunatamente in macchina, si trovava infatti un simpatico novantenne che aveva fama di essere un vero mago nel rimettere a posto le articolazioni malandate. Io, fiducioso come sempre delle scelte “dei grandiâ€, non mi preoccupo certo che il signore non sappia il fatto suo. “Cura sempre i calciatori del Cagliari†era la frase che avevo sentito girare spesso su questo vecchietto.
Arrivato al suo cospetto, mi fa sedere su una sedia in legno mentre lui siede su una molto più bassa per poter stare agevolmente all’altezza del piede posato su uno sgabello. Inizia a toccare la caviglia come se dovesse conoscerla tutta centimetro per centimetro prima di iniziare le sue pratiche.
Solo in quel momento realizzavo il perché di questa prassi. Mentre parlava difatti a un certo punto alzò la testa e notai che aveva un occhio bianco e che dall’altro non vedeva affatto dato che con le mani, tastando il pavimento, cercava qualche oggetto sotto la sua sedia. Panico! La mia caviglia dolorante in mano a una persona non vedente francamente non era quanto mi sarei aspettato. Il panico si trasformò in vero orrore quando finalmente trovò l’oggetto sotto la sua sedia e lo posò sopra lo sgabello: un mattarello. Capii in quel momento e in quelli successivi, che le torture indiane avrebbero fatto parlare anche un muto dato che io non stetti certo zitto mentre il simpatico vecchietto lavorava alla mia caviglia.
Rientrai a casa ubriaco di dolore, senza più voce ma con tanto incazzo in corpo, questo lo ricordo bene,
Il giorno successivo la caviglia aveva preso le sembianze di una anguria incinta e allora si decise di farmi controllare da un ortopedico il quale mi liquidò con un foglietto in cui press’a poco scrisse “distorsione tibio tarsica, si consiglia ingessaturaâ€. Oltre al danno la beffa.
Ovviamente la caviglia è dolorante tutt’oggi, schiocca ad ogni movimento e, quando sono nelle vicinanze di un mattarello, tende a pulsare… non capisco il perché.
â€Su Ziu†il vecchietto, morì un paio di anni dopo e al suo funerale, oltre a molta gente claudicante, c’era anche una nutrita rappresentanza del Cagliari Calcio.
frariiiiii,
ma “su ziu”, non era per caso “ziu antoniccu?”
YESSSSSSSSSSSSSSS, proprio lui!!!!
^__^
Anche io ero andato da uno “zio”, ma era un altro. Ho sofferto come un pappagallo muto sotto interrogatorio…Ti dico solo che sono svenuto.
Però lui ci vedeva, ero io che non ci vedevo più dal dolore!!