Andespo

Un bradipo stanco…

R. James “Bobby” Fischer (1943 – 2008)

Posted on | January 18, 2008 | No Comments

Tratto da Terrarossa

Robert James Fischer nasce a Chicago nel 1943. La madre è un’ebrea sovietica emigrata negli USA, il padre un fisico che però lo abbandona alla nascita.
A 6 anni una sorella gli regala la prima scacchiera, perché non vada ad oziare a Brooklyn con le cattive compagnie e a 15 anni, nel 1958, diventa il più giovane Gran Maestro nella storia degli scacchi. Egli quindi manifesta l’intenzione di andare in Unione Sovietica per approfondire ancor di più la sua passione e insieme alla madre si trasferiscono a Mosca per qualche tempo. Siamo nell’epoca del maccartismo più sfrenato e Bobby Fischer viene iscritto nella lista nera dell’FBI. Addirittura sospettati di essere spie del Kgb, la cosa non viene mai provata, ma le attenzioni dell’FBI su Bobby, estremamente critico sulla politica USA, rimangono.

Come tanti grandi geni, Bobby Fischer va male a scuola tanto da decidere di abbandonarla. Nel 1972 comunque diventa famoso in tutto il mondo per essere diventato l’11° campione del mondo di scacchi, il primo non sovietico della storia. Prima del “match del secolo” con il russo Spassky, persino Kissinger chiama Bobby Fischer al telefono.

Ribelle ed eccentrico o squilibrato mentale? Certamente Bobby Fischer soffre di una grave forma di paranoia e complessi persecutori. Dal 1972 al 1992 non è in grado di vivere alla luce del giorno. Il fatto che sia un personaggio famoso, sempre sotto i riflettori, peggiora notevolmente la sua situazione.
La paranoia è senza dubbio tra i più pericolosi disturbi mentali, dato che nessun ragionamento logico può impedire di sentirsi perseguitato.

Nel 1975 Fischer, per screzi con la Federazione internazionale degli scacchi sulle regole per l’attribuzione del titolo, viene privato del titolo mondiale, dopo il rifiuto di giocare con Anatoly Karpov. Qui cala il sipario sul genio americano, che abbandona il gioco degli scacchi.

Nel 1981 Bobby viene scambiato per un rapinatore di banca e arrestato dalla polizia, a seguito di questo episodio scrive il pamphlet “I Was Tortured in the Pasadena Jailhouse!”.

Nel 1984 Bobby scrive alla “Encyclopaedia Judaica”, intimandoli di cancellare il suo nome dalle loro pubblicazioni per il fatto che lui non era ebreo, non essendo nemmeno circonciso.

Nel 1992 il “fattaccio”. Su invito della federazione Russa e di Slobodan Milosevic, Bobby Fischer viene chiamato per giocare la rivincita con Spassky in Jugoslavia, premio in palio 3,5 milioni di dollari. Bobby allora riceve una lettera di diffida con un ordine esecutivo firmato George Bush senior, a recarsi in Jugoslavia, paese sottoposto ad embargo. Bobby Fischer durante una conferenza stampa sputa sulla lettera e va in Jugoslavia, vincendo per la seconda volta contro Spassky. La giustizia USA allora lo condanna in contumacia a 10 anni di reclusione ed emette contro di lui un mandato di cattura internazionale.

In questi anni in cui gli è precluso il ritorno negli USA, Bobby Fischer si stabilisce prima in Ungheria e poi in vari paesi dell’Asia, soprattutto nelle Filippine. Ha il tempo di brevettare un nuovo tipo di segnatempo digitale per le partite. Inoltre, nel ‘96 egli annuncia da Buenos Aires, una variante del gioco nota come Fischer Random Chess, che consiste nella possibilità del giocatore di scegliere la disposizione iniziale dei pezzi, evitando così di imparare le aperture a memoria e rendendo il gioco più imprevedibile.


Degna di nota la sua amicizia con il Gran Maestro Eugenio Torre, il più gran giocatore di scacchi filippino di tutti i tempi, persona che gli sta vicino e lo aiuta. Tra il ‘98 e il ‘99 tutto il patrimonio di Bobby negli USA viene confiscato e venduto all’asta. Egli si ritiene vittima di una congiura ordita dall”ebreo” Bob Ellsworth. Il suo odio per gli USA e per gli ebrei aumenta.

L’11 settembre del 2001 Bobby si trova nelle Filippine e in una delle sue tante interviste a “Radio Bombo”, quando le notizie sugli attentati sono ancora frammentarie, dice: “This is all wonderful news… I applaud the act. The U.S. and Israel have been slaughtering the Palestinians, just slaughtering them for years. Robbing them and slaughtering them. Nobody gave a shit. Now it’s coming back to the U.S. Fuck the U.S. I want to see the U.S. wiped out”.

Questa cosa ed altri commenti antisionisti più che antisemiti sono le cause della decisione della Federazione scacchistica USA di radiarlo nel 2003.

Siamo giunti al 13 luglio 2004, Bobby Fischer, ritornato in possesso di regolare passaporto USA, viene arrestato e malmenato dalle autorità nipponiche all’aeroporto di Tokio, mentre si accinge a tornare a Manila, in uno dei suoi frequenti spostamenti tra le due capitali. Sembrerebbe che il passaporto sia stato revocato dalle autorità USA nel 2003, ma la vicenda ha risvolti poco chiari, al momento: la pagina internet dedicata a Bobby Fischer parla di aggressione e violente percosse da parte degli agenti giapponesi. Fatti che paiono eccessivi per un semplice problema di permessi. La sensazione è che qualche lunga mano si sia mossa dagli Stati Uniti, visto che non era certo la prima volta che Bobby Fischer andava a Tokio.

E’ intenzione dei giapponesi estradare Bobby Fischer negli USA, dove rischia 10 anni di reclusione, magari in un ospedale psichiatrico, dato che la stampa USA non ha lesinato certo risorse per dipingerlo come un pazzo. Le ultime notizie dicono che Bobby Fischer ha chiesto ed ottenuto asilo politico in Islanda, da lui stesso definita “la mia vera casa”. Eppure, nel ‘72 offese gli islandesi, definendo l’Islanda inadeguata per l’incontro perché non aveva un bowling, lamentandosi di tutto: delle telecamere, delle luci, del tavolo, delle sedie. Fischer accettò di giocare solo dopo che un miliardario inglese raddoppiò il premio partita, portandolo a 250 mila dollari, cifra che, successivamente, buttò nel pozzo nero d’una setta religiosa fondamentalista.

Per capire Fischer, non bisogna dimenticare che eravamo all’indomani di una stagione di ribellioni, dal maggio francese alla rivolta di Berkeley, dall’autunno caldo alle riforme di Dubcek. L’americano sembra interpretare meravigliosamente l’uomo che si ribella a un mondo preconfezionato: è un sovvertitore, è un iconoclasta, esige che si rispetti la sua appartenenza alla “Religione dell’Aria”, una setta che impone di evitare qualunque tipo di attività dal tramonto del venerdì a quello del sabato. Con le sue manie e le sue fragilità, appare come l’essenza stessa dell’individualismo che pervade la cultura statunitense.

REYKIAVIK (Islanda), 18 gennaio 2008 – Bobby Fischer è morto. La notizia della scomparsa dell’ex campione del mondo di scacchi è stata data dal canale II della televisione di Reykiavik. Fischer, bandito dagli Stati Uniti, viveva infatti in esilio in Islanda. Fischer aveva 65 anni.

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