La giornata era stata lunga e stancante ma era contento. (On)
Contento di avere assaggiato sapori diversi, di avere odorato un’aria differente da quella della città cui solitamente era abituato, di aver visto paesaggi che mai avrebbe immaginato così verdi.
La cucina, in particolare, l’aveva colpito per la sua varietà di profumi e sapori che gli ricordò quando, da piccolo, era solito andare nel paese dei nonni materni per le vacanze estive. La gente era cordiale e portava addosso i segni di una vita passata a curvare la schiena; le mani rovinate dal lavoro nei campi, la pelle del viso poco curata e bizzarramente disegnata dal sole, l’abbigliamento modesto e le scarpe grossolane. Ma da bambino adorava quelle persone e quel periodo in mezzo a loro lo riempiva di gioia seppur gli mancavano le cose e i giochi cui era abituato, ma il distacco non era poi così doloroso.
Adesso, mentre guidava sulla lunga strada del rientro, pensava a quei due giorni incredibili che gli avevano riportato alla mente quelle giornate e si emozionò al ricordo del nonno, il parente più simile a lui non solo nell’aspetto, a sentire tutti quelli che conoscevano entrambi.
I panorami visti in quei due giorni passati lontano da casa, erano davvero mozzafiato: boschi fittissimi di un verde meravigliosamente vivo che si contrapponevano a quello che era solito ammirare nella sua città natale e in quella in cui lavorava attualmente, il canto degli uccelli che riempie il silenzio della notte privo di clacson e schiamazzi notturni della via centrale del capoluogo dove abitava. E il fresco. Adorava il fresco delle ore serali e del primo mattino e quelle temperature, molto diverse da quelle che lo facevano boccheggiare fino a ottobre, al contrario lo rinvigorivano e gli regalavano un atteggiamento diverso nei confronti della vita quotidiana.
D’improvviso un sobbalzo. (click)
Aprii gli occhi, il cuore prese a battere all’impazzata, il respiro diventò più veloce e sentì una vampata di fuoco percorrergli la schiena fino alla nuca, il sedile dell’auto diventò di colpo scomodo e dovette riassestarsi per scongiurare quella sensazione. Si diede due schiaffi fortissimi, svegliandola. Lei si era assopita nel sedile del passeggero e lo guardò con l’aria di chi si desta con un rumore insolito ma non ha voglia di pensare cosa sia; richiuse gli occhi, espirò a fondo e riprese il sonno interrotto.
Gli scesero due lacrime, solo due, provocate non dal dolore fisico che si era procurato, ma dal fatto che in un momento tutto quello che aveva provato in quei giorni e soprattutto quello che provava verso chi viaggiava con lui, sarebbe potuto finire come una rosa spezzata nel momento di massimo splendore da un passante distratto, come la fiamma di una candela spenta da una folata di vento che lascia solo un po’ di fumo nella stanza buia, come il riverbero di una stanza annullato da un interruttore capriccioso.
On, click, off. Buio.