Ieri era uno di quei giorni, uno di quelli cui arrivi dopo una settimana di lavoro intenso che non ti lascia le forze nemmeno di pensare che forse quella persona malcurata dentro lo specchio ha bisogno di un pò di attenzioni. Una giornata di sciopero che capita proprio al momento giusto. E’ infatti da circa due mesi che mi ripropongo di portare la TV in assistenza dopo che l’ultima volta che l’ho accesa, ha emesso un sibilo che ha fatto scappare Edoardo verso la porta, spaventandolo come se avesse visto il papà nudo.
Mi armo di pazienza e decido di andare a portare l’LCD dal dottore; guardo su internet e vedo che l’indirizzo, via Manzoni 14, è abbastanza vicino al tragitto del corteo, ma decido di tentare la sorte lo stesso. Una volta in strada mi accorgo che qualcosa non va per il verso giusto: salto il primo ingresso verso Cagliari perché sbarrato, salto il secondo per via di un vigile che, nonostante i miei insulti non mi fa passare e mi ritrovo sbuffante come un toro nella corrida sulla strada per Quartu S. Elena!
Decido di non mollare dato che è questo l’ultimo giorno a mia disposizione per portare il TV. Dopo un giro fantasmagorico, 20 Km al posto dei soliti 5 in un tempo in cui mediamente ne farei almeno il triplo, riesco ad arrivare in via Manzoni e, con mia grande sorpresa, a parcheggiare a meno di cento metri dal numero 14! “Forse la sorte ha deciso di darmi una mano” penso fiducioso.
Mi armo di TV e bustina con i cavi e procedo verso il numero 14 dove, con mio sommo stupore, trovo la serranda chiusa! “Ci deve essere qualche errore o un altro ingresso” penso, dato che la mattina stesso ho parlato con il titolare preannunciando il mio arrivo. Chiamo e apprendo con altrettanto sommo stupore che l’indirizzo è variato e si trova adesso in via Donizetti 70.
Guardo la macchina e noto che oramai il traffico è totalmente paralizzato che, anche volendo, non riuscirei mai ad uscire da parcheggio, perciò decido di portare la tv a piedi; se non ricordo male il nuovo indirizzo non è tanto lontano.
La TV è leggera, scomoda da tenera, ma, per essere un 32 pollici non pesa molto, devo solo stare attento ad evitare i pali, le vecchiette con il carrellino della spesa e i vecchietti con il cane e, magari, anche i ricordini di questi ultimi… posso farcela!
Attraverso il corteo dei manifestanti dove incontro nell’ordine:
- un vecchietto che mi dice “dai, buttala a terra così la rompiamo e facciamo rumore!”
- un tale che mi dice “ma guarda… è arrivata la televisione… nel vero senso della parola!”
- due ragazzi che stanno per perdere i pantaloni dato che hanno mezzo sedere di fuori
ma non demordo, DEVO farcela!
Dopo circa dieci minuti che cammino la schiena inizia a chiedere pietà, faccio qualche pausa dove mi accorgo che le dita delle mani hanno uno strano colore e non riesco più a distenderle, ma decido di andare avanti perché so che via Donizetti non è lontana e difatti ci arrivo dopo una ventina di minuti, cerco il civico e leggo “4″… evito gli improperi vista la vecchietta che mi passa vicino con gli occhiali sulla punta del naso e sguardo molto diffidente, e mi dirigo alla ricerca del numero 70. Dopo un’altra decina di minuti di sofferenza fisica arrivo a destinazione: il proprietario mi guarda e mi dice “ci siamo trasferiti qui da due anni” al che, a gesti, completamente in affanno e con la fronte tersa dal sudore gli chiedo di attendere un pochino prima di procedere alla comunicazione dei difetti.
“Il telecomando di punto in bianco non funziona più, se spengo il DTT vedo chiazze colorate in stile futurista, talvolta l’immagine si spezza in due con una banda nera a metà schermo, l’audio cessa di funzionare e ogni tanto parte un sibilo fortissimo e insopportabile”.
Il riparatore mi guarda e, con una faccia attonita mi chiede: “nient’altro?”. Decido di non andare oltre, in realtà stavo solo prendendo fiato.
Rientro verso la macchina, oramai è circa mezzogiorno, sono in giro da tre ore e ho solo consegnato una tv spaccandomi la schiena e sudando anche dalle unghie, ma la situazione traffico è sempre uguale se non peggio. La gente ha deciso di spegnere le macchine ferme in mezzo alla strada e di andare a vedere la manifestazione così la città assume le sembianze di una ghost town dove c’è stato una pandemia mortale, ma due ragazzi che si fumano uno spinello e dialogano a colpi di “cioè, boh, niente, capito?, fiammaaa” mi riportano alla ben più triste realtà cagliaritana.
Dopo una quarantina di minuti riesco a uscire dal parcheggio e indirizzarmi verso casa stremato riuscendo persino ad evitare le strade più affollate, parcheggio, entro in casa ancora in condizioni disperate, saluto mia moglie che mi chiede: “ma la spesa dove è?”.
Il mondo è ingiusto: era l’11/11/11, non poteva finire tutto lì?