Mi sono sempre chiesto che cosa potevo essere in una vita precedente, ammesso che il “signore del piano di sopra” abbia veramente voluto concedermi un bis sulla terra…
Ho provato a capire il “quando” avrei potuto essere un’altra persona, per individuare la mia collocazione temporanea nella vita precedente e mi sono subito imbattuto in un dilemma… Io senza computer? e che cosa avrei mai potuto fare in un’altra vita? Certo non è che non sappia fare altro se tra le dita non ho una tastiera, però effettivamente negli ultimi anni le mie ore le ho passate grosso modo come sono adesso… facendomi abbronzare da un monitor.
Prima di lasciarmi ipnotizzare dal pc ho fatto un paio di mestieri, l’elettricista e il geometra, ma non ho mai trovato in questi due un qualcosa che mi spingesse a continuare… ed eccomi adesso a fare quel che faccio. Sia ben chiaro che nemmeno io saprei ancora definire quello che faccio in una sola parola… ma so che sopporto molto bene certa gente. Quel genere di persone che sai bene che ti guardano e ti parlano dicendo una cosa che è esattamente il contrario di quello che pensano, quelle persone che hanno più facce di Giano e se ne vantano, quegli individui che possono tranquillamente stringerti una mano e con l’altra pugnalarti alle spalle. Insomma, il fatto che io sopporti queste persone, che ci abbia a fare tutti i giorni, litigandoci sia chiaro, che riesca a non farne fuori qualcuno come meriterebbe, mi ha aperto gli occhi. Sono arrivato alla soluzione dell’annoso enigma… nell’altra vita ero uno scarabeo stercorario.
Blogroll
Che c’è di meglio dell’uscire dal lavoro la sera, con gli occhi (e non solo) gonfi per la dura giornata e constatare che la natura ha deciso di metterci del suo per metterti a tuo agio??
Nessuno in casa
Ho un libricino nero con le mie poesie
Ho una sacca con uno spazzolino e il pettine
Quando faccio il bravo cagnolino qualche volta mi gettano un osso
Ho elastici che tengono su le scarpe
Ho una di quelle depressioni da mano gonfia
Ho tredici canali di merda sulla TV tra cui scegliere
Ho la luce elettrica
E ho una seconda vista
Ho stupefacenti capacità di osservazione
Ed è per questo che so
Che quando cerco di raggiungerti
Al telefono
Non c’è nessuno in casa
Ho l’obbligatoria permanente alla [Jimi] Hendrix
E le inevitabili bruciature
Sul davanti della mia camicia di raso preferita
Ho macchie di nicotina sulle dita
Ho un cucchiaino d’argento appeso ad una catenina
Ho un grande pianoforte su cui esporre i miei resti mortali
Ho selvaggi occhi magnetici
Ho un gran bisogno di volare
Ma non ho nessun posto in cui volare
Oh, babe, quando alzo il telefono
(Roger! E’ il tuo dottore? Che coincidenza!)
Non c’è ancora nessuno in casa
Ho un paio di stivali Gohills
Ed ho radici che scompaiono
Considerazioni della giornata
1. Se un parcheggio è libero quando ci son macchine parcheggiate in tripla fila, ci deve essere un motivo. Se poi, non curante di ciò, mentre parcheggi senti anche la risata di un uccello-pony con la dissenteria appollaiato sul tronco sopra la tua auto, allora hai trovato il motivo.
2. Andare all’autolavaggio fai da te con delle Geox ai piedi, non sempre è una buona idea.
Adoro stare in compagnia degli anziani.
Nelle serate fredde come queste ricordo i racconti di mia nonna paterna che aveva un modo tutto suo di raccontare le cose. Aveva girato due continenti e viste due guerre vissute anche da vicino e amava raccontare degli aneddoti dei suoi viaggi. La cosa particolare di mia nonna era che aveva avuto dei figli, tre in Italia e due in Algeria, che erano stati registrati all’anagrafe in maniera differente. Due erano difatti figli di Giuseppina, mentre tre erano figli di Grazia, il vero nome di mia nonna. All’anagrafe si sa fanno casini anche oggi, e allora, stiamo parlando degli anni 30-40 la cosa non era affatto infrequente. Un mio zio burlone, quando le discussioni con la sorella non prendevano la piega voluta, era solito dirle “chiedi a tua mamma chi ha ragione, che io chiedo alla mia!â€.
Mia nonna ha vissuto benissimo fino ai novanta sempre molto attiva, molto vispa e spontanea, aveva degli occhi che parevano leggerti fino in fondo ma senza mai criticarti, senza mai essere indiscreta nonostante secondo me in cuor suo sapesse più di quanto ammetteva di capire delle persone. Si spense serenamente in seguito ad un ictus che la tenne a letto immobile per qualche giorno. La chiamavamo anche Befanina perché era nata il 6 Gennaio 1906 ma era bellissima.
Di mio nonno materno invece mancano le urla quando si infervorava per discussioni socio-politiche che lui, analfabeta di lungo corso come lui stesso si vantava di essere, non condivideva. Era uno spasso seguire la tv con lui, praticamente era un tour de force di telegiornali, prima nazionali, poi regionali e infine cittadini in assoluto silenzio perché doveva sentire tutto nei dettagli con il sonoro della tv ben sostenuto per via della sordità a un orecchio causatagli da un colpo di calcio di fucile nell’epoca del fascismo. Quante ne raccontava della sua gioventù! Mia nonna assicurava che quello che raccontava era la metà di quello che aveva combinato da ragazzo. E non era difficile crederle: un uomo di un metro e mezzo scarso che aveva combinato talmente tanti casini e di nome Vittorio a Carbonia lo conoscevano tutti… comprese le forze dell’ordine che spesso dovevano trattenerlo durante le celebrazioni ufficiali quando si lamentava sempre di tutto nonostante ci fossero onorificenze e stampa presenti. Era un battagliero brontolone a cui non andava mai bene niente a cui secondo molto assomiglierei parecchio di carattere…chissà forse è vero che anche a me come a lui non sta mai bene nulla, ma non ditelo a mia madre perché quando lo dice lei io nego sempre ogni minima somiglianza con il padre!
Mio nonno che godeva di ottima salute si spense a 84 anni, la moglie, che forse per compensare il marito non è mai stata una grande loquace, è tuttora in vita e il primo gennaio compirà 84 anni.
Mi mancano quei due vecchietti saggi, quando si sono spenti è stato come se un faro sempre acceso fino ad allora avesse smesso di illuminare la famiglia.
..i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte…
