Violante Placido – Don’t be shy

Due giorni fa ho fatto una cosa che non è da me: senza sapere dove andare ho fatto la borsa con tutto quello che mi sarebbe potuto servire e mi sono messo in macchina con destinazione ignota. Non avevo deciso nulla del viaggio, la durata, la lunghezza e nemmeno il perché ma ne sentivo un bisogno quasi viscerale. Dopo quasi 200 km sono arrivato a Gavoi, piccolo paesetto dell’interno sardo di 3000 anime dal dialetto incomprensibile e le tradizioni radicate. Ho “teso un agguato” fuori dal suo negozio ad una amica che non vedevo da due anni e che quando ha visto la mia pelata fare capolino nelle vetrate esterne per poco non ha avuto un colpo.

Dopo un’ora a discutere delle ultime novità sentimentali-lavorative-fisiche (ok, spettegolare sarebbe più corretto, lo so) siamo andati a pranzo nella casa che divide con il ragazzo nonché marito breve. Ho passato una giornata incredibile fatta di sapori di una volta, di una sana voglia di cazzeggio e di panorami stupendi verdissimi e anche decisamente più freschi di quelli ai quali sono abituato. Ovviamente, in tipico stile nuorese/barbaricino cercare di offrire qualcosa da parte mia era assolutamente vano al che, resomi conto che dopo un pranzo e una cena e svariati aperitivi ero riuscito a pagare solo due caffè, ci sono restato un po’ male quando hanno in tutti i modi cercato di trattenermi per la notte. Io ero partito con l’idea di passare anche una notte o due in albergo, ma quando la mia amica mi ha fatto presente che se l’avessi fatto sarebbe stata una offesa per lei ho deciso che sarei rientrato.

Certamente mi sarei evitato il viaggio di rientro in piena notte soprattutto perché le strade dell’interno sardo non sono notoriamente strade tranquille e di notte non si sa mai… E così è stato, ma non per chissà quale minaccia, ma solo per la mia dabbenaggine/sbadataggine che non mi ha fatto notare il cartello della deviazione che mi avrebbe portato per la strada più breve. Invece mi sono ritrovato immerso in una quarantina di chilometri in tornanti a gomito davvero affascinanti, che mi hanno fatto testare la bontà dei pneumatici cambiati di fresco, vedere qualche simpatico topo di campagna e qualche volpe che venivano disturbati dai miei fari.

La strada del rientro è stata lunga, desolata e davvero molto buia, ma anche intima con la sola radio a farmi compagnia. E il destino che in questi giorni sembra non darmi tregua ha fatto si che sia l’uscita da Cagliari che il rientro fossero accompagnate della stessa identica canzone quasi come a significare che forse quel viaggio non è mai stato fatto e che si sia interrotto al primo cavalcavia con una inversione di marcia.

Elio e le storie tese – Nubi Di Ieri Sul Nostro Domani Odierno

1° Routine – Svegliarsi
2° Routine – imprecare contro la sveglia
1° Variante – imprecare contro il fisarmonicista che si piazza sottocasa
2° Variante – imprecare contro il violinista che si piazza sotto casa
3° Variante – imprecare contro la signora del piano di sopra che non ha ancora capito che in un condominio sarebbe meglio non portare i tacchi a spillo
4° Variante – imprecare contro la vigilessa che colta da un raptus di fischite acuta non fa altro che trillare manco fosse un arbitro di una partita di rugby
3° Routine – sollevare la tapparella e aprire la finestra sperando che ci sia una eclisse di sole per evitare l’effetto vampiro. Ricordarsi che quella strana sensazione sulla pelle sono le tende che stanno per strapparsi. Aprire le tende
4° Routine – uscire dalla camera e non rivolgere la parola a nessuno
5° Routine – fare un saluto con il dito medio al mio coinquilino che ha già voglia di discorsi impegnati e prolungati
6° Routine – accendere il televisore della cucina
7° Routine – prepararsi la colazione/pranzo
1° Variante – non ho niente con cui fare colazione/pranzo mi siedo e impreco
2° Variante – ho lavorato nel turno di notte e il mio coinquilino mi ha preparato il pranzo.
3° Variante – ho lavorato nel turno di notte e spero che il mio coinquilino non abbia cucinato niente

8° Routine – grugnire perché ho dimenticato il telecomando prima di sedermi pesantemente sulla sedia
1° Variante – il mio coinquilino sintonizza la TV sul telegiornale di Canale 5
2° Variante – il mio coinquilino sintonizza la TV sul telegiornale di Videolina
3° Variante – il mio coinquilino sintonizza la TV sul telegiornale di Sardegna 1
4° Variante – il mio coinquilino sintonizza la TV sul telegiornale regionale di RaiTre
5° Variante (detta anche la variante della goduria massima) – il mio coinquilino non c’è, non prepara nulla e non sintonizza la tv

9° Routine – mangiare come se fosse l’ultima cosa rimasta sul pianeta.
1° Variante – nel caso avesse preparato il mio coinquilino mangiare la solita pasta al tonno dal sapore velenoso mostrando la faccia soddisfatta
2° Variante – nel caso fossi solo sperare che ci sia qualche cosa preventivamente scongelato nel frigorifero
10° Routine – mettere a posto il tavolo e quello utilizzato mettendo puntualmente, nel caso della colazione, lo zucchero in frigo e lo scottex nel lavandino
11° Routine – spegnere il televisore di cui ho solo sentito il rumore di una qualche televendita non ben definita
12° Routine – lavarsi sperando che dalla doccia esca una mano che provveda a lavarti la schiena, massaggiarti il collo, farti schioccare la schiena e asciugarti
1° Variante – il mio coinquilino è in bagno
2° Variante – il mio coinquilino sta lavando i piatti
3° Variante – il mio coinquilino sta facendo il bucato con la lavatrice che non consente di effettuare docce contemporaneamente
4° Variante – ho lavorato di notte e devo solo pensare a tornare al letto

13° Routine – Tornare in camera, buttare l’accappatoio da qualche parte, ricordarsi che la finestra è aperta, la tapparella è aperta, la tenda è aperta e io non sono quello che si dice un bello spettacolo.
14° Routine – Vestirsi
15° Routine – sedersi al computer per leggere la posta aziendale in cerca di chissà quale novità
16° Routine – accorgersi che il sedere è diventato un cubo di legno e decidere che è meglio alzarsi prima che diventi di marmo
17° Routine – stare seduto al computer ricordandomi che devo andare a fare la spesa, fare un salto in edicola, riordinare la stanza.
18° Routine – dimenticarmi che devo fare la spesa, fare un salto in edicola, riordinare la stanza.
19° Routine – in caso di turno lavorativo mattutino, pranzare
1° Variante – in caso di turno lavorativo notturno, cenare
2° Variante – nel caso in cui il coinquilino non sia presente evitare accuratamente ogni sorta di orario consono per mangiare.

20° Routine – Caffé
1° Variante – Caffé doppio nel caso di eccessivo sonno
21° Routine – Tornare al pc
22° Routine – Starci il più possibile
23° Routine – chiedermi cosa ci faccio al pc
24° Routine – leggere qualcosa. In caso il salto in edicola o libreria sia stato come sempre dimenticato leggere i volantini dei centri commerciali, riguardare le foto dei viaggi fatti, suonare la chitarra sperando che non si incazzi troppo per il poco riguardo mostratole.
25° Routine – Mettersi a letto sperando di prendere sonno prima di due ore di giravolte spaziali nel letto.
1° Variante – se sono a lavoro di notte sperare di non prendere sonno a prescindere dalle giravolte nella sedia.
2° Variante – se non lavoro ma sono in turno smontante imprecare per avere dormito troppo durante il giorno e darsi del coglione per non avere fatto qualcosaltro come fare la spesa, fare un salto in edicola, riordinare la stanza
26° Routine – dormire con i soliti incubi di cadute da ogni dove, mostri terribili, denti doloranti, ossa spezzate, macchine incendiate.
1° Variante – dormire sognando campi di margherite sterminati e pace assoluta ma svegliandomi dopo un’ora di sonno pensando di averne dormite almeno 9 e non riuscire più a dormire.
2° Variante – dormire sognando la donna della vita ma sentendo che emette degli strani rumori…sono un miscuglio di violini, fisarmoniche e tacchi a spillo.

Green Day – Wake Me Up When September Ends


Summer has come and passed
The innocent can never last
wake me up when september ends

like my fathers come to pass
seven years has gone so fast
wake me up when september ends

here comes the rain again
falling from the stars
drenched in my pain again
becoming who we are

as my memory rests
but never forgets what I lost
wake me up when september ends

summer has come and passed
the innocent can never last
wake me up when september ends

ring out the bells again
like we did when spring began
wake me up when september ends

here comes the rain again
falling from the stars
drenched in my pain again
becoming who we are

as my memory rests
but never forgets what I lost
wake me up when september ends

Summer has come and passed
The innocent can never last
wake me up when september ends

like my father’s come to pass
twenty years has gone so fast
wake me up when september ends
wake me up when september ends
wake me up when september ends

Staind – It’s Been Awhile

Rientro a casa e alcune delle scatole di cartone che trovo disseminate lungo l’ingresso e la mia camera mi ricordano che sono in fase di trasloco. L’atmosfera è strana: laddove regnava la confusione adesso sembra che l’assenza dei più disparati oggetti in disordine (io dico sempre in disordine ragionato) sia quasi una parvenza di “ordine convenzionale”. La parola in sè non è molto gradevole… Convenzionale… e chi lo ha stabilito?

Ognuno ha le sue manie.

Mi piace sapere di non dovere cercare nell’ingresso per trovare le chiavi di casa, solitamente sono affianco al mouse, assieme all’orologio. Mi piace sapere che sul mio comodino, oltre ad un buon libro, trovo sempre e solo la radiosveglia (infame!!) e il telecomando dello stereo. Mi piace che il deodorante sia vicino allo stereo.Mi piace che il letto sia sempre incasinato.

Ognuno ha le sue manie.

Le chiavi di casa le poggio vicino al mouse perchè è il posto più frequentato quando sono a casa, l’orologio perchè è la prima cosa che mi tolgo di dosso quando rientro… e quale migliore occasione per cogliere due piccioni con una fava e poggiare tutto assieme?
Sul comodino trovo la radiosveglia perchè la mia pigrizia fa si che la mattina non abbia voglia di fare le corse, da buon orso preferisco di più incacchiarmi per un nuovo giorno che bussa chiedendo di me. Il libro è sempre compagno fedele di notti insonni, talvolta accompagnatiìe da una soffusa musica rilassante, ecco il perchè del telecomando dello stereo.
Il deodorante è lì perchè appena mi faccio la doccia rientro in accapatoio in camera e la prima cosa che faccio è mettere un pò di musica, indovinate quale è la seconda? Mettere il deodorante!
Il letto incasinato è sinonimo di vitalità. Un letto rifatto mi richiama gli ambienti asettici, gli ospedali, gli alberghi… io preferisco ambienti più vissuti.

Ecco alcune delle mie stranezze. Non ho mai avuto la pretesa di essere considerato normale, convenzionale o altri sinonimi. Perchè non essere se stessi e cercare di compiere i propri gesti per la sola voglia di farli? Perchè perdere la propria spontaneità, sacrificarla solo perchè “non si fa così”. Molte volte mi sembra di vedere comportamenti che solo una mente geniale come quella di Orwell potè descrivere nel suo capolavoro “1984″.

Mi piace la gente che è se stessa contro tutto e contro tutti. Sovversivi? Ribelli? Rivoluzionari? Anarchici? No, non credo, semplicemente spontanei. Spontaneità significa fare le proprie mosse per quello che si sente di dover fare, senza la necessità di sapere “che cosa si fa in questi casi”, ma essendo sempre pronti a imparare dagli sbagli commessi per non commetterne degli altri uguali.

Ringrazio i miei genitori che hanno saputo darmi la possibilità di crescere imparando dai loro insegnamenti senza imposizioni, facendomi maturare le mie esperienze e mettendomi però sempre di fronte al fatto che ogni mossa che uno compie genera delle responsabilità.

Molto spesso attorno a me vedo persone il cui modo di fare mi lascia un pò perplesso, quasi come se fossero state “cresciute nella bambagia”, per utilizzare una espressione tanto cara a mia madre quando parla di persone che non sanno tirarsi fuori dai guai se non con il provvidenziale intervento di altri, spesso i propri genitori.
Quando le vedo sorrido, pensando a quel “brontolone” di mio padre e ai metodi geniali che avrebbe utilizzato per fari si che situazioni del genere non si presentassero mai più di una volta.

Errare humanum est, perseverare diabolicum

Sergio Caputo – T’ho incontrata domani

Una serata piatta, calda e fatta solo per le zanzare. Odio queste serata, mi deprimono e mi stancano più di una normale serata lavorativa…ma il mio rapporto con il caldo è cosa nota a chi mi conosce almeno un pò.

Ascolto un pò di musica di Sergio Caputo, non lo facevo davvero da tanto tempo. Ascoltai le sue prime canzoni inforno alla fine degli anni 80 e fui subito rapito da quello strano modo di esprimere concetti interiori in una maniera del tutto stravagante. Ebbi anche la possibilità di conoscerlo e di bere una birra insieme a lui, gentilissimo e disponibile al tavolo dopo il concerto al jazzino di Cagliari. Non c’era davvero niente di costruito in lui: trasandato e poco incline a valorizzare l’aspetto, cosa che al giorno d’oggi sembra contare più della musica stessa. Era mezzo ubriaco quando ci parlai, ma già dal palco si intuiva qualcosa… Quel SI della sua Ovation era poco teso, e ogni accordo aveva qualcosa che faceva pensare di essere in mezzo ad una continua improvvisazione. A metà concerto storse il naso, si rivolse al pubblico e disse “ma la mia chitarra non è accordata bene!!”. Il pubblico rise e lui, in tutta tranquillità accordò, ci chiese se poteva andare bene e ricominciò a suonare. Bizzarro.

Probabilmente da quando era sceso dall’aereo a quando era salito sul palco la dose di alcool che era passata dentro le sue vene era già imbarazzante, ma lui è così, prendere o lasciare. E io ho preso.

Mi piaceva il suo modo di descrivere situazioni non sempre idilliache con le donne, il suo attaccamento alla musica di una volta (se conosco qualcosa di Bessie Smith lo devo esclusivamente a lui) e il suo modo ricercato di esprimere concetti anche banali. Anche una “Brioche e cappuccino” potevano essere lo spunto per un pezzo coinvolgente.

Non so perchè non abbia mai avuto un grosso seguito presso il grande pubblico ma credo che i testi spesso aggrovigliati abbiano contribuito non poco a farlo cadere nel dimenticatoio. Ma forse ancor di più la musica. Perchè in Italia se non suoni il classico motivetto orecchiabile dove cuore deve far rima con amore spesso non vai da nessuna parte e Caputo questo lo evita in maniera categorica. Francamente non so come i musicisti o nominati tali vedano la musica di Caputo, non che mi importi molto ma probabilmente definirla innovativa e coraggiosa per gli anni 80 in Italia sarebbe quantomeno corretto.

Io continuo ad ascoltarla, sfido il buon Bob ad ascoltare la versione Live di “T’ho incontrata domani” e rimanere fermo. Già sento quelle mani e quel piede destro che picchettano come se sotto di loro ci fosse una batteria a restituire un suono ai loro ritmati movimenti… grande Sirbone.

Chiudo la serata, che so già porterà molti giri e rigiri sul caldo letto, con un sempre attuale Autumn Leaves suonato dagli intramontabili Miles Davis & John Coltrane. Quando le serate sono così posso ringraziare l’amore e la passione per la musica che ha portato qualcuno a creare certi capolavori.