Ho visto l’ultima puntata di Lost, la 23 della terza serie e solo un piccolo dubbio mi attanaglia… E ora che guardo?
deluso
- Mamma mamma, ma papà come è morto?
- E’ morto in servizio, mentre compiva il suo dovere
- Ho capito mamma, ma allora papà era in guerra quando è morto??? E dove era?
- No figliolo, papà era allo stadio.
Una volta l’arbitro era di nero vestito, tutto nero, era il corvaccio del campo di calcio di turno.
Adesso sembra una boa di segnalazione visibile anche nelle giornate di intensa nebbia.
Me lo ricordo quando il massimo insulto verso l’arbitro era “cornuto” e termini come “colluso” o “corrotto” erano ben lungi dall’essere pensati. Era solitamente un pò fuori forma e a fine partita non era certo la persona più fresca che si potesse vedere tra i 25 in campo.
Adesso sembra un modello da sfilata, sempre pettinato alla perfezione, piacione, abbronzato e sempre molto palestrato.
Si, 25 persone in campo perchè c’erano anche i due guardlinee o segnalinee che dir si voglia, solitamente più appesantiti dell’arbitro stesso e con la faccia del privilegiato che ha visto la partita in prima fila. Si, prima fila quella vera, non quella che adesso si gode dal divano di casa con una padella sul tetto.
Adesso sono diventati 26 i presenti in campo, si è aggiunto un altro modello a centrocampo che ha il preciso compito di dire ai due allenatori “suvvia, non fate i bambini cattivi” e aspetta che il cornuto multicolore di turno si faccia male, insomma per dirla in termini ornitologici è un corvaccio che gufa un collega variopinto che sgambetta per il campo.
E le 25 persone in campo erano dei padri di famiglia dai fisici esili e allungati, con le magliette sudate di cotone appicicate al corpo e dalle movenze un pò incerte, sempre pronti a lottare per la loro squadra per la quale avrebbero corso incontro alla morte con una gamba sola e in stampelle senza mai mollare un metro agli avversari.
Adesso i 26 in campo sono per lo più dei signorotti solitamente con i capelli e la barbetta appena sistemati dal barbiere, le sopracciglia disegnate a colpi di pinzette, i tatuaggi bene in vista sui bicipiti scolpiti e allenati, con i comportamenti in campo propri dei bambini dell’asilo a cui è stata portata via la merenda da un bambino più cattivo.
Prima quando un avversario commetteva un fallo si faceva di tutto pur di non fargli capire che ti aveva fatto male, non un grido, non un gemito, massima dignità. Mascherare il dolore era una vera arte, così come annotarsi i numeri di maglia e commettere i falli per restituire le cortesi attenzioni era comunque un qualcosa che dovevi subire se il tuo era un gioco duro. In ogni caso una grossa spugna gialla dentro un secchio pieno d’acqua era il rimedio per tutti i dolori.
Adesso vedo calciatori che cadono appena un avversario si avvicina, nemmeno fosse l’alito pestilenziale di questo a farli svenire. Una volta a terra si contorcono tarantolati come se avessero subito torture da una tribù di sadici apache incazzati neri decisi a vendicare le violenze subite dalle loro sqaw. E urlano, urlano come adolescenti indemoniate a cui sia stato sottratto il moroso di turno.
Prima era il calcio, adesso non so.

Certe volte anche una trasmissione comica, se fatta con intelligenza, può essere lo spunto per discussioni che poco hanno a che vedere con il comico.
A Crozza Italia, credo in una replica, ho sentito parlare di Diego Garcia, una una delle sessantaquattro isole coralline dell’arcipelago delle Chagos, un fenomeno di bellezza naturale e, un tempo, paradiso di pace.
Come sempre, la realtà supera largamente la fantasia
Link Italiano
Link Inglese
Simon Winchester – Diego Garcia – Ediz. Adelphiana
Sabato sera qua dentro.
Un altro sabato qua dentro.
Inutile.
Dovrei esserci abituato eppure ogni volta che passo un fine settimana a non fare niente pagato per non far nulla mi intristisco sempre un po’ e mi chiedo… ma che cacchio avevo in testa quel benedetto giorno che ho deciso?
La giornata sta trascorrendo tra un po’ di lettura e un po’ di bruciore che mi fa ricordare che i miei occhi cercano da qualche tempo un po’ di riposo e musica. Quella si, abbondante, rilassante, incazzosa, di tutti i tipi ma che non faccia sentire il vuoto tra queste mura dove l’unico rumore che spezza il silenzio è rappresentato da una ventola di un pc che inizia a girare un po’ più velocemente.
Con questi presupposti aspetto che arrivi la mezzanotte con la speranza che queste ore inutili passino in fretta anche se al pensiero che poi domani alle 7.50 devo essere di nuovo tra queste mura asettiche mi viene un leggero conato. Si, so che non sarebbe troppo legale ma come si fa a dire di no a un collega che deve battezzare sua nipotina? Il male di questi turni fatti senza cervello è che ti costringe a turni massacranti se solo provi a scambiare con un collega un mattina con un pomeriggio lavorativo…peggio ancora se decidi di prendere le ferie: incubi a gogò e insonnia a iosa!
Forse come dice il mio amico Mario io sono un po’ pessimista però se penso alla notte che mi si prospetta non posso fare altrimenti… uscendo a mezzanotte so con certezza che sarà impossibile prendere sonno prima delle due ( anche leggendo il soporifero catalogo dei filtri cokin per intenderci) e viceversa so che ovviamente dalle 5 in poi avrò un sonno parecchio leggero per la paura di non sentire la sveglia delle 7 che costringerebbe chi ha fatto la notte prima di me a trattenersi fino al mio arrivo… con gli insulti del caso! Quindi come posso poi meravigliarmi se domani quando qualcuno mi incrocerà mi guarderà torvo? Non credo che riuscirò ad avere una faccia rilassatissima e fresca… decisamente no!
“Dovresti cercare di essere un po’ più positivo e di accontentarti e ringraziare per quello che hai†dice il buon Mario… sarò un ingrato ma non ce la faccio Mario, non ci riesco proprio. Si tratterebbe di fare un buon viso a un cattivo gioco e sai bene che non è mai stato il mio forte non dire quello che penso o far finta di essere contento quando le cose non vanno come vorrei. Sicuramente sono incontentabile, musone, spaccaballe, negativo, ma sono fatto così e non riesco a ragionare differentemente.
Inutile.