Luca Carboni – Ci vuole un fisico bestiale

Leggendo l’amico jh21 mi è venuta in mente una cosa che accadde quando ero alle superiori, forse il primo anno.
Stavamo giocando al calcetto in un parcheggio disastrato dell’istituto quando il pallone rotola lontano dal campo per il tiro sbagliato di qualche sfigato… non mi ricordo chi ma se sono andato io a recuperare il pallone qualcosa mi dice che questo tizio lo conosco bene..
Con la mia solita leggiadria mi dirigo verso il posto quando ad un certo punto mi si gira la caviglia sinistra e, felice come una pasqua, mi ritrovo a camminare praticamente sul malleolo.
Ovviamente, con tutto l’orgoglio di questo mondo e l’aplombe che mi contraddistingue, inizio a sbraitare come se mi stessero scotennando per il dolore che tale anomala passeggiata mi ha arrecato.
Ricordo anche la faccia del professore quando guardando la caviglia a distanza forse per l’infondato timore che mi puzzassero i piedi, mi disse che FORSE avrei avuto bisogno di un controllino e ovviamente, da professore responsabile e premuroso, mi lascia andare a casa a piedi nonostante per la postura e la camminata facessi concorrenza a Quasimodo, il gobbo di Notre Dame.
Tornato a casa sudato come un cammello e con la voglia di vivere prossima allo zero, mi si prospetta di andare da “su Ziu” per rimettere a posto la povera caviglia malandata senza bisogno del famigerato stivaletto di gesso, “quello è una vera seccatura portarselo appresso per un mese” mi dissero.

Quella che viene adesso è la parte più brutta della storia, si invitano i deboli di cuore a desistere dall’andare avanti.

A dieci chilometri da casa, questa volta percorsi fortunatamente in macchina, si trovava infatti un simpatico novantenne che aveva fama di essere un vero mago nel rimettere a posto le articolazioni malandate. Io, fiducioso come sempre delle scelte “dei grandi”, non mi preoccupo certo che il signore non sappia il fatto suo. “Cura sempre i calciatori del Cagliari” era la frase che avevo sentito girare spesso su questo vecchietto.
Arrivato al suo cospetto, mi fa sedere su una sedia in legno mentre lui siede su una molto più bassa per poter stare agevolmente all’altezza del piede posato su uno sgabello. Inizia a toccare la caviglia come se dovesse conoscerla tutta centimetro per centimetro prima di iniziare le sue pratiche.
Solo in quel momento realizzavo il perché di questa prassi. Mentre parlava difatti a un certo punto alzò la testa e notai che aveva un occhio bianco e che dall’altro non vedeva affatto dato che con le mani, tastando il pavimento, cercava qualche oggetto sotto la sua sedia. Panico! La mia caviglia dolorante in mano a una persona non vedente francamente non era quanto mi sarei aspettato. Il panico si trasformò in vero orrore quando finalmente trovò l’oggetto sotto la sua sedia e lo posò sopra lo sgabello: un mattarello. Capii in quel momento e in quelli successivi, che le torture indiane avrebbero fatto parlare anche un muto dato che io non stetti certo zitto mentre il simpatico vecchietto lavorava alla mia caviglia.

Rientrai a casa ubriaco di dolore, senza più voce ma con tanto incazzo in corpo, questo lo ricordo bene,
Il giorno successivo la caviglia aveva preso le sembianze di una anguria incinta e allora si decise di farmi controllare da un ortopedico il quale mi liquidò con un foglietto in cui press’a poco scrisse “distorsione tibio tarsica, si consiglia ingessatura”. Oltre al danno la beffa.

Ovviamente la caviglia è dolorante tutt’oggi, schiocca ad ogni movimento e, quando sono nelle vicinanze di un mattarello, tende a pulsare… non capisco il perché.

”Su Ziu” il vecchietto, morì un paio di anni dopo e al suo funerale, oltre a molta gente claudicante, c’era anche una nutrita rappresentanza del Cagliari Calcio.

F. De Andrè – Amico Fragile

Sotto un cielo plumbeo mi sono sorpreso
a contemplare il tempo fin qui perso
quando per dare speranze a me stesso
ero capace di mentire anche ad uno specchio
che mi guardava annoiato con l’aria di sapere
che così facendo avrei ingannato un fesso
che non avrebbe mai trovato il coraggio di reagire.

Have You Ever Seen The Rain – CCR

Voglio sapere, Hai mai visto la pioggia
venire giù in un giorno di sole?

Canzone Del Padre – F. De Andrè

Il giorno dei ricordi con la voglia di dimenticare una delle giornate più nere che abbia mai avuto. Vorrei chiudere gli occhi adesso, spegnere i telefoni, chiudere la porta a tripla mandata e risvegliarmi domani, un nuovo giorno, una nuova storia.
So già che non sarà così per svariati motivi, per una telefonata attesa da qualcuno che mi sta a cuore o per una chiaccherata inevitabile o forse anche perchè, come Gibran insegna, “Il ricordo è un modo d’incontrarsi”.

Green Eye – Coldplay

Una nottata calda in un bar sulla spiaggia, delle poltroncine in vimini un po’ troppo scomode, un viso familiare che ti si avvicina timido credendo di non essere riconosciuto, John the Revelator nella versione dell’intramontabile Son House come colonna sonora, un cocktail con molto ghiaccio nel bicchiere…
Un sorriso radioso compare sulla faccia della timida, ha capito che l’ho riconosciuta ancor prima di potere arrivare da me. Dodici anni sono passati, tanti e veloci, da quando si andava al mare assieme con molta voglia di divertirsi senza ricorrere a niente che non fossero le nostre pazze teste. Una vita fa, un’altra.
Le solite domande di rito e poi si naviga nelle reciproche conoscenze con i vari “hai più rivisto questo? E quello?” alla ricerca di ricordi oramai sopiti. Una domanda sul suo flirt estivo di allora, quella specie di mela marcia del mio migliore amico, e poi l’argomento cade su una sua amica, anch’essa mio amore estivo dell’epoca. Non me la ricordavo quasi più quella ragazza, con il suo nome che è una via di mezzo tra l’italiano e il tedesco; adesso è felicemente sposata, con due figli e mi dicono che sia sempre uguale a come era allora, beata lei.

Sono contento di averti rincontrato per una sera, seppur solo con una chiacchierata, ragazza dagli occhi di smeraldo.